Stacks Image 2

Umorismo di sostegno

PUBBLICAZIONE UMORISTICA FONDATA DALL'ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI IL 2 GIUGNO 2016

ANNO XI d.F. - IDEATO, SCRITTO, IMPAGINATO, POSTATO E LETTO DAGLI AUTORI E DA SEMPRE DEDICATO A FRANCO CANNAVÒ

Fondatore e macchinista: Paolo Marchiori.
Vicedirettori postali (addetti ai post): Stefania Marello, Christina Fasso, Italo Lovrecich, GioZ, il Pensologo Livio Cepollina.

LE UNITÀ DI MISURA DELL'ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI


Nel corso della storia le unità di misura hanno subito variazioni in base alle necessità, alle conoscenze tecniche e scientifiche, e alle tecnologie disponibili al momento.


Nella preistoria si utilizzavano le dita delle mani e dei piedi per contare, cumuli di pietre per computare i capi di bestiame, oppure venivano praticate tacche su bastoni. Per misurare il tempo, ci si affidava a cicli naturali come il giorno e la notte, o le fasi lunari. Le misurazioni delle lunghezze invece venivano rilevate in piedi, passi, dita, palmi.


Nei secoli successivi i metodi di misurazione, da punto di vista tecnologico, non hanno fatto grandi balzi in avanti, apportato man mano piccole migliorie ai metodi utilizzati.


Ad esempio, nell’antico Egitto, vista la necessità di tracciare i confini cancellati dalle esondazioni del Nilo, introdussero la figura professionale del geometra. Questi tecnici introdussero misure di lunghezza come la corda mensoria (corde con nodi a intervalli regolari usate per tracciare i confini e le figure), il Khet (100 cubiti) e l’Iteru (circa 10,5 km), quest’ultima ad uso esclusivo dei latifondisti. Non potevano mancare le misure di superficie come, ad esempio, il Setat (un quadrato di cento cubiti di lato).


L’evoluzione continuò molto lentamente nei secoli attraversando svariate epoche, fino al XIX secolo quando, grazie al progresso e all’industrializzazione, si è reso necessario standardizzare le unità di misura.


In quasi tutto il pianeta è stato adottato il Sistema Internazionale basato sul sistema metrico decimale, mentre gli Stati Uniti e altri paesi anglosassoni utilizzano tuttora il Sistema Consuetudinario Statunitense con unità di misura come libbre, once, miglia, pollici, piedi, iarde, ecc…


Le nuove tecnologie e l’esigenza della produzione in serie hanno favorito la realizzazione di strumenti di misura ad alta precisione.


Oggi, con i micrometri si può arrivare a misurare il micron (il millesimo di millimetro), mentre su medie e grandi distanze, grazie all’utilizzo del laser, è possibile ottenere rilievi con una precisione impensabile fino a pochi decenni or sono.


Con i cronometri più avanzati è possibile rilevare il millesimo di secondo, i termometri speciali di ultima generazione sono in grado di rilevare un range che va dai -270 °C ai +1600 °C.


La scienza e la tecnologia hanno messo a disposizione strumenti eccezionali, con i quali è possibile misurare tutto ciò che è fisicamente rilevabile, con margini di errore trascurabili.


Tuttavia nessuno ha ancora pensato a ciò che è intangibile, ma ugualmente importante dal punto di vista sociale; fortunatamente l’Accademia dei Cinque Cereali ha provveduto a colmare questa lacuna.


Ecco alcune unità di misura che potrebbero a breve essere inserite nel Sistema Internazionale Torrazzese:


Pazienza

Miglio: Contrariamente a quanto si possa pensare, non è una misura di lunghezza, ma l’unità di misura della pazienza, basata sulla resistenza del Prof. Miglio alle situazioni critiche di disagio o di stress. Un Miglio corrisponde a un quarto di millisecondo.


Genialità

Hop-là: Si tratta della misura della genialità di un individuo. Assumendo quella della D.ssa Stephanie Hop-là pari a uno, si desume l’Hop-là possa avere, per tutti gli altri esseri viventi, valori compresi tra 0,001 e 0,999.


Alcolicità

Brev: Si tratta dell’unità di misura della sobrietà. A differenza dell’alcol test, che misura la percentuale di alcol nel sangue, il Brev determina il livello di sobrietà a prescindere dal tasso alcolemico. Questa misurazione è stata effettuata per la prima volta presso la Bocciofila di Brevigliasco.


Simpaticità

Nonnab: Anche in questo caso la misura della simpatia avviene prendendo come campione di riferimento la simpatia di Nonna Abeffarda. Il Nonnab è una scoperta di indubbio valore scientifico.


Distantezza

Ital: Potrebbe apparire come una misura

di lunghezza, si tratta tuttavia di un valore virtuale, corrispondente alla distanza massima raggiungibile dal Prof. Chiarissimo Sun Nen Bun partendo dal Protettorato Torrazzese. Un Ital equivale a 477,60 metri nei giorni feriali e a 0,4776 Km nei giorni festivi.



Paul Rice – ACC


Nonna Abeffarda a quota Brev 5,4. Presto verrà esposta una copia della Nonna in platino iridio presso Bureau international des poids et mesures del Protettorato.


L’acqua bolle a 100 gradi e scompare e 90 gradi.

L'ORA LEGALE È LEGALE



L'ORA LEGALE È LEGALE



25 marzo 2018 – Vi siete ricordati questa notte alle due di spostare avanti le lancette di un'ora? Certo è una bella seccatura che rovina il sonno a tutti coloro che rispettano le procedure, e sottrae anche un'ora di sonno. Hai voglia a ricordare che sei mesi fa si è dormito più a lungo!


Un paio di mesi or sono il Parlamento europeo di Strasburgo ha votato una risoluzione che chiedeva l’abolizione dell’ora legale. Gli eurodeputati promotori dell'iniziativa oltre a ritenere "scomodo" il cambio di orario due volte l'anno, ipotizzano che possa provocare danni alla salute dei cittadini.


Nonostante i numerosi studi scientifici a supporto di questa tesi (che spostare le lancette sia una seccatura), la risoluzione non ha trovato accoglimento.


Peraltro, nessuno studio è riuscito a dimostrare l'effetto positivo del cambiamento semestrale dell'ora.


Il tanto decantato risparmio energetico poteva avere un senso fino agli anni novanta, ma oggi sono cambiati radicalmente orari e abitudini. Basti pensare alle nuove tecniche di illuminazione a basso consumo, ai centri commerciali aperti 24 ore e all'uso sfrenato del condizionamento nei mesi estivi, i cui consumi, da soli, si mangiano il misero risparmio energetico delle nostre lampadine che si accendono un'ora più tardi.


Come sostiene da sempre la nonna: l'ora legale non serve a niente, ma fracassa tanto i marroni.


L'ACC avrebbe ideato una soluzione all'annoso problema: gli orologi non si toccano, ma si entra al lavoro (e si esce) un'ora prima d'estate e un'ora dopo in inverno; idem per pranzi cene e merende sinoire.


Scartata invece l'ipotesi di non seguire più l'ora solare, ma quella lunare, perché, in tal caso, le lancette andrebbero riallineate ogni 28 giorni. Per non parlare della fatica che farebbero a leggere l'ora tutti coloro che si alzano al mattino con la luna... storta.




Con l'orologio antiorario, come si spostano le lancette?

LA MOSCA COCCHIERA IN PILLOLE



IN PILLOLE



Molti trovano l’amore, o almeno l’amante, grazie ai Run Club, cioè le comunità che riuniscono appassionati di jogging. È il nuovo modo di socializzazione: gruppi che nascono non solo per “performare”. Si corre qualche chilometro e si fa amicizia. Nasce dal bisogno di stare all’aria aperta, più sani e allenati, di coltivare amicizie e trovare anime gemelle. Una via di mezzo tra il vecchio modo di conoscersi e Tinder. Solo che qui ci si vede dal vivo: niente foto, niente falsità. Auguri e figli come vuoi. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Un amico anzianotto di Brevigliasco, podista stagionato, mi ha risposto che sono invenzioni: mai successo. Ma si riferisce ai tempi passati”.

Perché rimandiamo, perché rinunciamo? La spiegazione più facile è pigrizia, ma la procrastinazione è più e interessante. La letteratura scientifica lo descrive come problema di autoregolazione, distingue procrastinatori intenzionali e non, attivi e passivi. Uno studio, pubblicato su Current Biology , offre un indizio sui meccanismi cerebrali che possono frenare un’azione associata a qualcosa di spiacevole. Su due macachi maschi è stato eseguito un esperimento: Jung-min N. Oh, dell’Università di Kyoto, ha analizzato coi colleghi una connessione tra due aree coinvolte nella motivazione: striato ventrale e pallido ventrale. I macachi sono stati coinvolti in un esperimento in cui dovevano decidere se accettare una ricompensa associata a un elemento sgradevole, un soffio d’aria sul viso. Quando entrava in gioco lo stimolo fastidioso, gli animali mostravano una minore disponibilità a impegnarsi e a iniziare la prova. L’intervento non modificava significativamente il modo in cui valutavano il risultato che avrebbero ottenuto e, nel compito basato soltanto sulle ricompense, non produceva lo stesso effetto. In altre parole, la manipolazione sembrava agire soprattutto sulla disponibilità a cominciare, e non sul valore attribuito all’obiettivo. Lo studio non dimostra che questo sia il meccanismo della procrastinazione umana, ma offre un modello biologico di come la componente spiacevole possa ostacolare l’avvio dell’azione. Chi procrastina non decide semplicemente che un’attività può aspettare: rimanda qualcosa che sa di dover fare, pur prevedendo conseguenze negative. Il caso degli studenti lo mostra bene. Si stima che circa la metà di quelli universitari incappi in comportamenti di procrastinazione problematici. Lo studiare promette una ricompensa lontana, ma il costo è immediato: fatica, noia, paura di non farcela, rinuncia a qualcosa di più piacevole. E rinviare offre invece una piccola ricompensa subito, il sollievo. Il problema non è risolto. La procrastinazione può essere una risposta al disagio, più che una cattiva organizzazione del tempo. Forse in futuro avremo più tempo ed energia, ma il compito conserverà quello che oggi lo rende sgradevole, con in più l’urgenza. E lo studio non offre un alibi biologico. Suggerisce però che volere un risultato, e riuscire a iniziare l’azione necessaria per ottenerlo, non sono la stessa cosa. Se il punto critico è l’avvio, aiuta ridurre il costo percepito del primo passo, per esempio dividendo il compito grande in più piccoli. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Faccio finta di aver capito. Ma una cosa mi sembra chiara: i giovani preferiscono i social al sesso perché è più facile strisciare le dita sul vetro”.

I RICORDI DELLA NONNA - LE COLONIE PENOSE




Si chiamavano "Soggiorni per i figli dei dipendenti" oppure "colonie aziendali" o, più sbrigativamente, colonie. Non erano certo colonie penali, ma un po' penose, questo sì.


Bambini e bambine in età compresa tra i sei e i dodici anni vi trascorrevano un mese durante le vacanze estive.


Si andava in treno - un viaggio che sembrava infinito - da Porta Nuova alla minuscola stazione di Miramare di Rimini: partenza la sera e arrivo previsto intorno alle prime ore del mattino, salvo ritardi ferroviari. Scesi dal treno non sembravamo gli stessi bambini della sera precedente, allegri, lavati stirati e ammirati dalle mamme, e salutati dai papà dalla banchina del treno. Eravamo stanchi, litigiosi, stropicciati; qualcuno anche sporco di vomito, suo o di altri che avevano sofferto il rollio del treno. E le assistenti non erano messe molto meglio. Noi le chiamavamo semplicemente 'signorine'. Sto parlando degli anni cinquanta e sessanta: parole come animatore, team leader, intrattenitore pedagogico non esistevano. Le signorine erano di solito ragazze da poco diplomate alla scuola magistrale, e qualcuna non aveva ancora compiuto i ventuno anni che, a quel tempo, era la maggiore età. Eravamo bambini affidati a delle minorenni, una cosa oggi impensabile. Eppure tutto filava liscio e senza incidenti, grazie a una disciplina ferrea, che nessuno osava mettere in discussione. Le signorine erano per noi una autorità indiscussa. Anche perché una signorina era una via di mezzo tra la matrigna di Cenerentola e la Kapò dell'omonimo film. Del resto, la vita in colonia era molto simile a quella in caserma.


Sveglia al mattino con canzoncine a tutto volume sparate dall'altoparlante, abluzioni comuni, alza-bandiera in cortile, poi colazione: una scodella di latte e una fetta di pane, punto. Eccezionalmente veniva concesso il tè, tipo quando avevi avuto la diarrea il giorno prima. Non c'erano celiaci, intolleranti, allergici, vegani e musulmani: si mangiava tutti le stesse cose. Dopo colazione, finalmente si andava in spiaggia. Spiaggia, ma non mare. Bagnarsi era rigorosamente proibito se non nel momento del bagno collettivo, in tarda mattinata: si entrava in acqua tutti insieme al fischio del bagnino, e si sguazzava per cinque minuti in un tratto di acqua bassa delimitato da cordoli. L'acqua si trasformava rapidamente (stiamo parlando di spiagge romagnole e di un centinaio di bambini a ridosso della battigia) in un pantano marrone inenarrabile: la famosa acqua di colonia. Al secondo fischio si usciva, più insabbiati di prima. Una doccia rapida e via, a rivestirsi e poi a pranzo. La sabbia era una presenza costante: sui pavimenti, nei letti, nei bagni, nel refettorio. La portavamo (nei capelli, nelle orecchie, nelle mutande) anche a tavola, e a volte scricchiolava sotto i denti mentre masticavamo deliziosi maccheroni al ragù.


Dopo pranzo c'era il sonnellino obbligatorio, anche se eri grandicello, non avevi sonno e a casa non lo facevi mai. Seguiva la passeggiata del pomeriggio, tutti in fila, una signorina-cerbero davanti e una in fondo. I più piccoli e imbranati non riuscivano a tenere il passo quando si doveva correre per attraversare la strada; qualcuno perdeva una ciabatta e doveva tornare indietro, fendendo contro corrente il flusso di piedi e gambe.


A comando si cantava la stessa canzone, a comando si giocava tutti allo stesso gioco, a comando ci si sedeva lungo la strada e si faceva merenda con pane e marmellata, o pane e frutta, distribuito dalle signorine. Niente bomboloni, ovetti Kinder, caramelle, cocco bello, gelati. Rientrati in caser... ops... in colonia, c'era la cerimonia dell'ammaina bandiera: mentre il sole tramontava, noi si doveva stare fermi sull'attenti a farci divorare da legioni di zanzare poco patriottiche, per tutta la durata della cerimonia. Dopo una cena frugale si tornava nelle camerate. Spente le luci e zittiti anche i chiacchieroni irriducibili, partiva il disco gracchiante che intonava (anzi stonava) il Silenzio suonato da Nini Rosso.






La nonna (è quella grassa...) con una amica di colonia

e un magnifico pallone di proprietà del fotografo, con il quale non si poteva giocare





Inutile che vi spieghi dov'è la nonna, tanto voi non riuscite a distogliere lo sguardo

dal davanzale della signorina in centro.



LA MOSCA COCCHIERA IN PILLOLE


IN PILLOLE



La cacca può salvare l’edilizia. Sviluppato un cemento con escrementi umani, in grado di rendere il calcestruzzo al 42% più resistente. Un risultato straordinario: si basa sul materiale biologico, molto disponibile. Il cemento si ottiene riscaldando a quasi 1.500°C una miscela contenente calcare (CaCO3) e argilla; la calcinazione è il processo attraverso il quale si rompe il carbonato di calcio, e viene liberata CO2 in atmosfera. Quelle temperature vengono raggiunte bruciando combustibili fossili. Quindi, quello edile è un settore molto coinvolto nella crisi climatica. Usare nuovi materiali sostenibili come un cemento a base di escrementi umani (il biochar) riduce sensibilmente le emissioni, e limita l’impatto del riscaldamento globale. Il prodotto è stato sviluppato da un team di ricerca internazionale guidato da scienziati indiani del Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Manipal Jaipur, che hanno collaborato con il Trenchless Technology Center, presso l’Università Tecnologica della Louisiana. I ricercatori coordinati da Raghuvesh Tiwari e Priyansha Mehra si sono concentrati sui fanghi fecali umani, raccolti negli impianti di trattamento dei fanghi fecali (FSTP), strutture dove vengono raccolti i rifiuti provenienti da latrine, fosse, bagni pubblici non collegati alle classiche reti fognarie. Sono molto diffusi nei Paesi in via di sviluppo, come l’India. Le feci vengono stabilizzate, igienizzate ed elaborate per ottenere prodotti utili. Provate varie concentrazioni del biochar a base di escrementi umani, ottenendo risultati promettenti: i blocchi di calcestruzzo sviluppati con la miscela di biochar al 5%, rispetto al calcestruzzo raggiungono un aumento del 20% nella resistenza alla compressione, e del 36% nella resistenza alla flessione. La maggiore efficacia del biochar a base di escrementi umani risiede nella porosità del materiale, che assorbe più acqua e la rilascia col tempo, determinando l’indurimento del calcestruzzo. Il biochar è ricco di silice che, durante il processo di stagionatura, dà vita a silicati di calcio che migliorano ulteriormente la resistenza. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Ma tu taci, così non ti diranno che hai una casa di cacca”.

Chi parla da solo è più intelligente. Non è indice di squilibrio. Ha vari vantaggi per i processi cognitivi, e rende più brillanti. Lo psicologo Lev Vygotsky fu il primo a osservare che il dialogo interiore si sviluppa insieme al linguaggio, ai 2 o 3 anni, quando i bambini iniziano a parlottare da soli mentre giocano. Ripetono quello che hanno sentito dai grandi ma elaborano anche discorsi autonomi e fantasiosi circa la propria attività. Poi, gradualmente, smettono di farlo ad alta voce, ma ricominciano da adulti. Parlare da soli non significa essere fuori di testa: il soliloquio coinvolge una parte del nostro comportamento, in maniera benefica e significativa. Il discorso con noi stessi ci aiuta a chiarire le idee, a valutare ciò che ci accade, a commentare un evento, ma anche scaricare il nervosismo e la tensione. Gli psicologi assicurano che è un sistema per organizzare meglio le idee. Secondo gli psicologi Gary Lupyan (Università del Wisconsin) e Daniel Swingley (Università della Pennsylvania), chi parla da solo è più intelligente della media. Il neurologo americano Ethan Kross ha ipotizzato che questo “brusio” interiore sia all’origine di pratiche antichissime come la preghiera e la meditazione. Il self talk è un sistema di auto-aiuto. E il discorso interiore, espresso a parole, ci aiuta a padroneggiare efficacemente una situazione in cui il carico emotivo può farci perdere lucidità. Ma, se il soliloquio diventa senza limiti, è sintomo di problemi psicologici: depressione, allontanamento dalla realtà, isolamento, rifiuto di interazione sociale. Ed è opportuno rivolgersi allo specialista. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Se non dormi solo, stai attento a non parlare nel sonno

L'ARTICOLO INPS


A scuola ci insegnano che gli articoli sono di due tipi: determinativi e indeterminativi. Ma solo ad una certa età scopriamo che, tra quelli indeterminativi, c'è l'articolo INPS, il più indeterminativo di tutti.


INPS è l'acronimo di Istituto Nazionale di Previdenza Sociale. Purtroppo, specialmente in periodi di Spending Review e difficoltà di quadratura dei bilanci pubblici, esso diventa Istituto Nazionale Piglia Soldi, soldi che non saranno mai più restituiti a chi li ha versati. Il denaro sottratto ai lavoratori dipendenti sotto forma di contributi finisce in una specie di pozzo, di buco nero, di spazio parallelo, dalle coordinate, appunto, indeterminate. Da quando poi la Dolce Fornero & C., nota azienda di prodotti da forno crematorio, come ad esempio gli esodati, si è occupata di conti INPS, l'indeterminazione è ulteriormente salita.


Qualche giorno fa ho avuto necessità di recarmi alla Sede Centrale INPS di Torino, che si trova in via XX Settembre, in pieno centro, in un palazzo vetusto, di chiara architettura fascista. Lo stesso tipo di architettura si ritrova anche nel palazzo accanto, che ospitava fino a poco tempo fa l'Hotel Nazionale, tristemente famoso perché vi conducevano e talvolta torturavano gli oppositori del regime fascista.


Ma che c'entra questo con l'INPS? C'entra, perché un'ombra di crudeltà sembra rimasta impigliata in qualche modo all'interno di questi palazzi.


Appena si entra si viene colti da un senso di spaesamento totale, per l'ampiezza dell'atrio e il via vai continuo di persone. Nel mezzo troneggia un banco 'informazioni', una specie di scialuppa di salvataggio alla quale si aggrappano tutti i naufraghi sperduti tra il Mar delle Pratiche e lo Stretto Periglioso della Burocrazia. Dietro il banco staziona un omino, un po' pelato, con gli occhiali e l'aspetto dimesso, che solo i più sprovveduti potrebbero definire ancora 'usciere'. Intanto è dotato di computer e lo sa usare alla perfezione, poi è rapido ed efficiente. Liquidati in poco tempo quelli che mi precedono nella lunga fila, e appena individuato, nel mio farfugliamento, la parola chiave (in questo caso era CUD) mi schiaffa in mano un bigliettino con scritto a caratteri cubitali: terzo piano - stanza 316. E via, liberare la fila, prego. La trovata del bigliettino al posto della semplice indicazione verbale è geniale: i pensionati sono anziani e smemorati, e prima di arrivare al terzo piano dimenticherebbero sicuramente qualche numero.


La prima tortura è costituita dalle scale. Sembra facile, ma di scale nel palazzo ve n'è più di una. Imbocco la prima che trovo, uno scalone enorme e lugubre. Dopo aver salito almeno quattro rampe, mi ritrovo in una grande sala. Un cartello segnala '1° piano'. Intorno porte di uffici, ma ovviamente non il mio, che è al terzo. Mi scoccia ridiscendere, rifare la coda da Caronte per farmi spiegare come si raggiunge il Girone Infernale di mia competenza. Allora provo a percorrere le pareti della sala, cercando la leva magica, il mattone fasullo, che, se smosso, fa aprire il passaggio segreto. Infatti, dietro una porticina accostata scopro un'altra scala e riprendo a salire.


I piani dell'INPS sono altissimi, almeno il doppio dei piani di un normale condominio. Lungo le scale si incontrano figure smarrite, con lo sguardo allucinato e con il loro fogliettino tutto sgualcito in mano. Alcuni si riposano, accasciati sui gradini. Ce n'è uno così pallido che… forse non si sta solo riposando… Sto per chiamare il 118 dal cellulare, quando ha un leggero movimento con la testa. Meno male, è ancora vivo. Chissà da quanto tempo vagava nel palazzo.


Al terzo piano ho la dispnea e l'angina da sforzo. Arrancando e premendomi una mano sul petto (sono una pensionata anch'io, in fin dei conti) mi trascino all'ufficio giusto, prendo il solito numero e attendo.


Quand'è il mio turno l'impiegata inserisce i miei dati sul computer. Dopo una breve attesa mi comunica che il mio documento non esiste. "Ma come è possibile? E come faccio? Senza il CUD non posso fare il 730, senza il 730 non posso scaricare gli OD…" Mi blocca, prima che le snoccioli tutti i numeri e le sigle dei modelli fiscali esistenti: "Non so che dirle, se non c'è sul computer io non posso farci niente. Avanti il prossimo!". E questa è un'altra tortura, più sottilmente psicologica: l'incompetenza unita alla scortesia del personale. Ognuno conosce il suo pezzettino di lavoro e nulla sa del meccanismo complessivo nel quale è inserito. E guai a voi, anime prave, che osate chiedere.


A quel punto mi ribello e con il fiato residuo grido: "Ma ci sarà pure un altro ufficio al quale rivolgermi per avere spiegazioni!"


L'impiegata, pur spazientita dalle mie insistenze, ha un moto di pietà, ci pensa un secondo, poi dice: "Torni al pian terreno, c'è un omino, un po' pelato, al banco informazioni… Ecco, chieda a lui".


Obbedisco, umiliata e sottomessa come Garibaldi.


Torno al pian terreno, venti rampe sotto. Rifaccio la coda. L'omino-che-sa ascolta il mio problema, interroga a sua volta il computer e subito mi spiega, con competenza e chiarezza, perché il mio documento non esiste. Tutto riacquista un senso logico.


Lo bacerei seduta stante sulla pelata. Quest'uomo deve essere il braccio destro del Dirigente Amministrativo, ma che dico, deve essere il suo capo, poiché ne sa più del Presidente e del Direttore Generale messi insieme. Certo che, se me l'avesse detto subito, avrei risparmiato tempo, fatica e discussioni con la tizia del terzo piano. Ma non poteva: glielo impediva il Principio di Indeterminazione di INPSemberg, una regola recentemente introdotta dal Ministro per la Semplificazione, che impedisce ai dipendenti dell'Istituto, anche quelli svegli e geniali, di fornire più di un'informazione corretta alla volta. Pena il licenziamento in tronco, e la perdita del diritto alla pensione di vecchiaia.

.


OPERAIO SI AUMENTA LO STIPENDIO DI 800 EURO AL MESE

A nulla è valso l’intervento dei sindacati per ridurgli il nuovo salario: troppi precedenti in politica legittimano la sua autodeterminazione


La trovata geniale del Sig. Onofrio Veronese (ma originario di Vicenza), ha lasciato tutti di stucco, dai commercialisti, agli esperti di diritto del lavoro. Persino gli amministratori condominiali del quartiere sono rimasti senza parole di fronte a un’operazione che potrebbe non solo rivoluzionare i contratti di lavoro, ma addirittura creare un precedente non trascurabile per ogni successivo negozio giuridico, relativo ai rapporti di lavoro.


Tutto ha avuto inizio lo scorso mese, in un cantiere di manutenzione della linea dell’alta velocità a Torino Porta Susa, quando un operaio specializzato, addetto alla lucidatura dei binari con il Sidol, si è auto-aumentato lo stipendio di ben 800 Euro mensili netti.


L’operazione si è potuta fare - spiega il Sig. Veronese (ma originario di Vicenza) – sfruttando un vuoto normativo del contratto della cooperativa per la quale lavora, facente riferimento a una legge apparentemente di poca importanza (più che un decreto, un decretino) che assimila il contratto di somministrazione di prodotti lucidanti a quello dei parlamentari. Come tutti sanno, questi ultimi hanno numerosi precedenti di autodeterminazione in materia di aumento di stipendio.


Tale consuetudine, consolidata nel tempo, ha permesso al Sig. Veronese (ma originario di Vicenza) di applicare la regola veneta tardo rinascimentale istituita dal Doge della suprema magistratura della Repubblica di Venezia, che sancisce: “quel che xé mio, xé mio, quel che xé tuo, xé anca mio”. Pertanto è bastata una banale comunicazione in carta semplice inviata al commercialista della cooperativa a fargli ottenere il consistente aumento.


Il tempestivo intervento dei sindacati della C.I.P.Me.S. (Confederazione Italiana Pulizia Metalli col Sidol) che contano ben 14 iscritti (13 in Italia e uno nel resto del mondo, presumibilmente in Argentina, lo stato che fa maggior utilizzo di lucidatori) ha fatto il possibile per ricondurre alla ragione il Sig. Veronese (ma originario di Vicenza), ma non c’è stato nulla da fare. Il Sig. Veronese (ma originario di Vicenza) continuerà a percepire un salario mensile di ben 2222 euro. Questa somma, benché di valore pari, potrebbe creare una disparità fra il Sig. Veronese (ma originario di Vicenza) e gli altri addetti del settore.


I Sindacati, per sensibilizzare, gli operai sul problema hanno indetto un’agitazione di otto ore di lavoro extra per venerdì prossimo, quando ogni lavoratore presterà la sua manodopera per le otto ore consuete più altre otto lavorate in modo agitato, (ovviamente trattandosi di agitazione, mica la si può fare incrociando le braccia n.d.r.). I sindacati della C.I.P.Me.S. hanno diffidato le aziende dal pagare anche simbolicamente le otto ore extra, altrimenti potrebbe cadere la ratio dello sciopero bianco (che più bianco non si può) dove praticamente, invece che fermarsi, gli operai lavoreranno il doppio.




ADOTTA UN NIPOTINO

Possibilmente a distanza…


Adotta un bimbo povero dell'Africa, adotta un cane del canile, adotta una pigotta (che devo ancora capire bene cosa sia). Adotta persino una scuola da ristrutturare: gli italiani sono sempre più poveri, eppure gli inviti ad adottare qualcuno o qualcosa sono in costante aumento.


A me è capitata l'occasione di adottare un nipotino. Anzi, a dirla tutta sono stata quasi costretta. Si sa, in una famiglia i soldi non bastano mai, asili privati e babysitter costano l'ira di Dio… Perciò, perché non fare felice una nonna, che non vede l'ora di coccolare il suo nipotino? Questo è quanto devono aver pensato mia figlia e mio genero, bontà loro.


Mi sono informata: la legge permette di disconoscere un figlio al momento della nascita, e lasciarlo in ospedale: qualcuno provvederà alle pratiche di adozione. I genitori adottivi non mancano, ci sono coppie che non vedono l'ora di cimentarsi con questo sport: addomesticare una giovane belva. Invece, pare sia impossibile sottrarsi alla nonnità.


Dopo aver allevato i figli tuoi, magari senza l'aiuto di nessuno - lavorando e stringendo la cinghia per farli studiare - quando ormai sono grandi, adulti e laureati, ti aspetteresti che sappiano usare un anticoncezionale. Invece no, ecco che arriva il primo nipotino. Niente adozione a distanza: te lo mettono tra le braccia già all'ospedale, appena nato, e tu rinasci alle gioie della maternità (o, in casi più rari, della paternità) elevate al quadrato. Insomma, sei fregato.


Un nipotino ti arriva tra capo e collo, e non è soltanto un modo di dire. Infatti, nei primi mesi egli sta prevalentemente con la sua testolina appoggiata tra il tuo capo e il tuo collo, esattamente dove ti duole la spalla a causa di una fastidiosa periartrite. Passi ore a cullarlo, camminando avanti e indietro per la stanza, zoppicando per la sciatica, in attesa che esaurisca i ruttini e si addormenti. E ad ogni ruttino ti viene in mente il maglioncino di cashmere color lilla, ricevuto in dono da quel vedovo tanto distinto conosciuto alla bocciofila, irrimediabilmente rovinato dal rigurgito del frugoletto in questione.


Quando i miei amici non ancora nonni venivano a trovarmi avevo la chiara sensazione che prendessero le distanze. Oddio, non mancava la solidarietà: sorrisi, abbracci, e pacche sulle spalle. E frasi retoriche tipo: "Vedrai quanto amerai questo bimbo", "I nipotini sono una vera benedizione, alla tua età", "Pensa alla gioia di essere nonna". Ma poi, all'atto pratico, tanti saluti. Non vedevano l'ora di accomiatarsi e ritornare alle loro attività: al torneo di pinnacola, al circolo della bocciofila, al cinema con lo sconto per la terza età. O anche soltanto a una beata e meritata nullafacenza.


Ma - mi si dirà - i bambini sono così carini, così teneri e affettuosi!


Non nego che il mio nipotino, che ora è un diavoletto di tre anni, abbia un suo fascino e susciti una certa tenerezza. Del resto, anche un terranova di 80 chili vi corre incontro per farvi festa, solo che - prima di raggiungervi - travolge un'anziana con le stampelle, devasta un'aiuola di azalee, e fa ruzzolare a terra un povero ciclista incolpevole.


Con questo non voglio certo paragonare mio nipote a un terranova. Anche perché lui non è di razza, piuttosto lo potrei definire un incrocio: un incrocio tra un TIR e un cinghiale maremmano. Quando comincia a correre per la stanza è necessario affrettarsi a togliere e nascondere tutto quanto ci sia di fragile e prezioso. Poi, conviene sedersi al riparo in un angolo fuori dalla sua traiettoria, e aspettare che esaurisca le energie. A volte non le esaurisce tanto facilmente, e allora l'unico rimedio sarebbe il fucile del veterinario, caricato a fiala di Valium Forte, 300 unità.


Non crediate che sia crudele: sono animalista e anche bambinista convinta. Non picchierei mai un gatto o un cane, e non abbandonerei mai un bambino in autostrada.


Il problema è che il bambino, a differenza del cane, in autostrada ci può andare da solo, appena allenti il guinzaglio e distogli un attimo l'attenzione. E se non è l'autostrada sarà la ferrovia, il torrente, il mare. In città sarà il tombino aperto dei lavori in corso, la ringhiera al nono piano, mettere le dita nella presa, afferrare il coltello più grosso che trova nel cassetto. Fare la babysitter non è semplice come fare la dogsitter: servono energia, nervi saldi, prontezza di riflessi, astuzia, rapidità nella corsa, polso di ferro, e disciplina militare. Tutte cose che, dopo i sessant'anni, scarseggiano. Perché un bambino è un cucciolo di Homo Sapiens, perciò sono scritte nei suoi cromosomi l'intelligenza superiore, l'abilità nell'usare le mani e gli attrezzi, la fantasia. Di conseguenza, sono scritte anche l'attitudine a non dar retta a nessuno e a cacciarsi continuamente nei guai. E tu diventi una nonna o un nonno della specie Homo Apprensivus, perché alla fine gli vuoi anche bene, e soprattutto ti scoccia passare le ore in coda al Pronto Soccorso.

.



CINESI INTERESSATI ALL’ACQUISTO DE LA TAMPA: POTREBBE CHIAMARSI “LA TALPA”

Le aziende italiane vengono privatizzate? La Tampa verrà pubblicizzata.

Giallo sull’utilizzo della “L” al posto della “M”.


Probabilmente la mancanza di “R” nella testata più famosa di Corso De Gasperi ha costretto l’aspirante futuro editore orientale del giornale a un escamotage per caratterizzare il giornale, oltre all’utilizzo di carta riciclata dai vecchi volumi delle Pagine Gialle. Certo che, in quanto a lettere ERRE, non poteva capitare peggio: si pensi a giornali, da questo punto di vista meravigliosi, come “Il Colliele della sela” oppure “Il Lesto del Callino”.


Ma partiamo dall’incomincio (come si diceva da bambini).


Sono le 6:30 ora locale, quando il telefono del Cannavò squilla, svegliandolo di soprassalto. Si era appena addormentato dopo una notte in redazione, e questo succede normalmente a un giornalista d’assalto. Capita anche ai reporter, ai fotografi, ai capiredattori, ai grafici, ai direttori, ai correttori di bozze, ai titolisti…. Figuriamoci se non può accadere al Cannavò che ricopre tutte queste cariche in contemporanea!


Dall’altro capo del telefono parla un signore con voce distinta e accento mandarino tendente al lime. Dice di essere un magnate cinese dei fiocchi di cereali e offre novantanove milioni di Yuan per l’acquisto de La Tampa.


Cannavò non comprende l’offerta, vuoi perché è ancora in dormiveglia (ma leggermente più spostato sul dormi che sul veglia), ma soprattutto perché l’euroconvertitore del 2001 non ha l’opzione cambio Yuan/Euro.


Per non offendere la sensibilità del Signor Kellogs d’oriente, Cannavò non si sbilancia e si prende una settimana per rifletterci.


Dopo la Parmalat ai francesi, la Buitoni agli svizzeri, la Peroni si sudafricani e la Gancia ai russi, anche la Tampa potrebbe passare in mano straniera?


Intanto c’è grande preoccupazione da parte dell’Accademia dei Cinque Cerali, che teme un acquisto interessato per accaparrarsi i brevetti e i brevi detti a scopo commerciale. Si pensi soltanto all’impatto di una pubblicità, il cui testimonial sia uno degli esimi Professori accademici, nell’atto di affondare con entusiasmo il cucchiaio in una tazza piena di latte e cereali cinesi, decantandone le qualità nutritive. Che l’acquisto sia mirato all’ACC piuttosto che alla Tampa? Ai posteri l’ardua sentenza. Ai posteri, perché Cannavò ha scordato di chiedere il numero di telefono al magnate (anche se in tal caso sarebbe più appropriato magnante, trattandosi di cereali).

.

Freddy Marchiori & Paul Rice (GENNAIO 2014)

AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA



TANGENTI & BUSTARELLE, NE VEDIAMO DELLE BELLE


Gentilissima Accademia, non potendomi affidare alle forze dell’ordine, per ovvi motivi, mi rivolgo a voi, sperando che mi diate il consiglio giusto.


Da poco sono stato eletto sindaco di un piccolo comune con meno di cinquemila abitanti e mi stanno succedendo delle cose inspiegabili.


Innanzi tutto, pensavo che i giornali esagerassero quando parlavano di nuova tangentopoli e di corruzione, purtroppo ho dovuto toccare con mano che queste cose accadono realmente.


Un giorno ho trovato sulla mia scrivania una busta con 20.000 Euro in contanti allora ho pensato che fosse una tangente per sostituire una lampadina bruciata a un cittadino che abita fuori mano, ma ripensandoci, mi sembrava esagerato. Allora ho pensato che fosse per il Mose di Venezia, ma il mio comune si trova a trecento chilometri di distanza, è impossibile. Rimane l’Expo, ma anche per quello non vi è nessun collegamento.


Appalti pubblici non ne sono ancora stati fatti…


Il giorno dopo ho trovato una busta con dentro diecimila Euro, cosa potevo fare? Chi avrei dovuto favorire?


Dopo tre giorni altra busta con 25.000 Euro, sempre anonima e sempre senza indicazioni.


Sarà mica stata per quel posto da messo comunale? Chi lo sa…


Comunque, il settimo giorno, mi sono trovato le quattro gomme dell’auto tagliate, non so chi andare a “ringraziare” e neppure so il motivo.


Il giorno seguente ho trovato due proiettili nella buca delle lettere.


Sento di essere perseguitato dalla Mafia, dalla Camorra, dall’ndrangheta, dalla Mafia Russa e dalla Triade cinese… hanno minacciato la mia famiglia e io non ho fatto nulla, ma neppure so cosa dovrei fare, qui continuano ad arrivare tangenti e non si capisce per cosa!!! L’unica certezza è che qualcuno si aspetta qualcosa in cambio!!! Aiutatemi!!!

.

Omer Toso

.



Gentile signor Toso,


Non sappiamo che cosa consigliarle a proposito delle sue bustarelle, ma cogliamo l’occasione per ricordarle tutte le promesse che aveva fatto, in campagna elettorale, quando era stato nominato Alto Patrocinatore e Padrino Honoris Causa dell’Onorata Accademia dei Cinque Cereali. Lei disse che, da Sindaco, avrebbe provveduto a sistemare la nostra sede


Quell’edificio è cosa nostra e da quando lei è stato eletto Sindaco non abbiamo ancora visto un’impresa, due operai, un semplice muratore, un apprendista impastatore di calce, un garzone di cazzuola, qualcuno insomma che abbia almeno esaminato i danni dell’edificio in cui noi, pregevoli accademici, lavoriamo. Con le piogge degli ultimi giorni la nostra biblioteca è diventata una serra per la coltivazione del boletus edulis, poiché ci piove dentro e l’umidità è ai livelli di un bagno termale. Le finestre della Sala Riunioni non si chiudono bene e siamo costretti a portare le pietre della vicina cava da usare come fermacarte, a causa delle correnti d’aria.


Non infierisco oltre, poiché lei è uomo d’onore. Del resto, uomo avvisato mezzo salvato, come dice il proverbio.


Bacio le mani

.


Nella foto i cinque assessori della Giunta Omer Toso

BIGAMO NON SA CON CHI SEPARARE I BENI


PIETRAPORZIO – Pur essendo residente in un comune con una settantina di abitanti Pietro Porzio, agente di commercio rappresentante di lozioni per pizzetti e basette, era riuscito a sposarsi con due donne del paese all'insaputa di tutti. All'insaputa anche di se stesso perché, nella seconda occasione, forse a causa di una temporanea amnesia, si era scordato del primo matrimonio.


Alla notizia del suo status di bigamo le due donne hanno prontamente chiesto la separazione, ma qualcosa è andato storto.


I due matrimoni sono stati entrambi celebrati in regime di comunione dei beni ed è praticamente impossibile stabilire con quale moglie dovrà dividerli in fase di separazione.


La via d'uscita potrebbe essere chiedere perdono alle mogli rimanere sposato con entrambe, soluzione che saprebbe di beffa, poiché al povero sig. Porzio rimarrebbero sul groppone ben due suocere.

.




DIMOSTRATA L'ESISTENZA DEL LETTORE DE LA TAMPA


In occasione di un simposio presso l’Aula Magna de LA TAMPA, a Torino, si sono incontrati la Dottoressa Stephanie Hop-là, il Geometra Paul Rice, e il Professor Italo Miglio dell’Accademia dei Cinque Cereali. I tre ricercatori sono stati incidentalmente testimoni oculari (anche se sarebbe più corretto definirli testimoni occhialari, dati i problemi di vista complessivi) dell’esistenza dell’unico autentico lettore de LA TAMPA.


Si parla da tempo, in ambiente giornalistico e accademico, di questo personaggio leggendario, ma finora nessuno l’aveva incontrato personalmente, tanto che si dubitava ormai della sua esistenza.


Invece i tre Accademici, accompagnati dalla loro badante ucraina Sutzina Migliowskaja, ci si sono imbattuti accidentalmente a bordo di un tram. Il signore era vestito elegantemente, e aveva l’aria distinta, quasi distinta centrale. Stava leggendo la penultima pagina di CronacaQui, proprio quella che sfoggia LA TAMPA, il superbo quotidiano di Franco Cannavò.


Immediatamente il signore si è trovato circondato, intervistato e complimentato dai tre Accademici, e ripetutamente fotografato. Ognuno di loro gli ha richiesto più autografi, con dediche per i parenti e gli amici, i quali sono sovente increduli, se non addirittura negazionisti, della sua reale esistenza.


Il gentiluomo, stordito dai flash e dalle strette di mano, ha rischiato di perdere la fermata giusta e di scendere chissà dove. Anche se, riflettendo a posteriori, potrebbe essersi sentito minacciato dagli sconosciuti, ritenendoli “molestatori seriali”, ed avere pertanto preferito scendere immediatamente, per salire sul tram successivo. Gli Accademici, sull’onda del loro entusiasmo, pare abbiano rischiato una denuncia per molestie su mezzo pubblico e stalking reiterato.


Comunque, affacciati ai finestrini, i tre ricercatori hanno salutato a lungo l’uomo che si allontanava di corsa, per poi commentare tra di loro, commossi, l’inatteso e insperato incontro.


La badante Migliowskaja ha avuto il suo da fare, per calmare i suoi dotti ma indisciplinati badati, ed evitare che il conducente allertasse le forze dell’ordine per i presunti reati di scompiglio, gazzarra non autorizzata, schiamazzi e disturbo alla quiete pubblica.


Dubitiamo che il mitico lettore abbia intenzione in futuro di leggere ancora LA TAMPA, e finanche di acquistare CronacaQui. Siamo altresì pronti a scommettere che eviterà i mezzi pubblici: pare che alcuni testimoni, di Genova, lo abbiano visto stracciare l’abbonamento annuale, e incendiarlo con lo Zippo dopo averlo abbondantemente cosparso con il petrolio della ricarica.


Per l’unica foto ricordo pubblicabile è dovuta intervenire una gentile signora, che teneva a bada quattro deliziose fanciulline, la quale, prima di imbracciare la fotocamera, ha dovuto come da prassi giurare fedeltà a LA TAMPA per i prossimi 99 anni.


Ma queste storie di una normale mattinata a Torino by rail poco contano, a confronto con la notizia sensazionale: oltre al Direttore Cannavò, al cronista Cannavò, all’impaginatore Cannavò, ai soci dell’Accademia dei Cinque Cereali, ai loro amici e famigliari (praticamente costretti da lamentose insistenze ad almeno una lettura sommaria dei titoli), il mitico quotidiano umoristico vanta dunque un lettore spontaneo. O, almeno, lo vantava fino al giorno prima del nostro incontro.

.


DUE EXTRACOMUNITARI TENTANO DI ACQUISTARE ABBIGLIAMENTO GRIFFATO TAROCCATO CON CARTE DI CREDITO CLONATE



FERMATI DUE SVIZZERI SPROVVISTI DI PERMESSO DI SOGGIORNO



Dietro l’apparente onesta attività di produzione orologi a cucù avevano organizzato una vera e propria associazione a delinquere finalizzata alla clonazione di carte di credito.


Giunti nel novarese dalla vicina Svizzera a bordo di una Barchetta (autovettura Fiat n.d.r.) si erano recati in un minimarket gestito da orientali (probabilmente di Mestre) e hanno tentato di acquistare una serie di capi di abbigliamento di alta moda, completamente taroccati per un valore commerciale di tremila euro (valore reale 250 Euro) utilizzando carte di credito clonate.


La commessa si è insospettita perché sulla carta c’era scritto "Figurine Panini", quindi ha chiamato la Polizia Stradale la quale è intervenuta bloccando i due, in un primo tempo con l’accusa di non aver acquistato né panini, né figurine, contravvenendo alle disposizioni indicate sulla carta, ma incrociando i dati con la Polizia Postale è emerso che le carte erano un autentico falso, per cui, in linea con la logica dell’intervento, sono stati tradotti in carcere da quattro baristi travestiti da poliziotti in occasione della festa di carnevale.



LA STATUA DELLA LIBERTÀ FU MANDATA NEGLI U.S.A. PER ERRORE AL POSTO DELLA TOUR EIFFEL


Per vendicarsi la Francia esporterà negli States trecentomila rotonde alla francese, rendendo inutile il semaforo a cent’anni dalla sua invenzione.


Nonostante siano passati centotrenta anni, i francesi non hanno ancora digerito lo scambio che i loro nonni fecero a vantaggio degli Stati Uniti. La Statua della Libertà infatti fu costruita da tecnici francesi in una località francese nota per le industrie siderurgiche: Dalminé. Alla costruzione partecipò l’ingegner Eiffel, così chiamato perché costruttore anche dell’omonima torre. La Statua fu smontata e messa nei container per essere spedita nella capitale francese, in occasione dell’esposizione mondiale del 1889. Nel frattempo, la Tour che tuttora svetta a Parigi era destinata a New York, come torretta per il bungee jumping sul fiume Hudson, con le stesse modalità. A causa forse dell’errore di un magazziniere dedito all’alcol, i due container sono stati scambiati.


È sin troppo ovvio che la Statua della Libertà dovesse essere destinata ai francesi, ideatori della Liberté, oltre che dell’Égalité e della Fraternité. A proposito di Egalité avrebbero fatto meglio a costruire due statue uguali e due torri Eiffel identiche, per evitare il problema sul nascere (ma anche in questo caso il rischio sarebbe stato di avere due Statue della Libertà negli U.S.A. e due Tour Eiffel in Francia).


Non potendo più rimediare allo scambio hanno puntato sulle potenzialità turistiche: infatti gli americani si recavano a Parigi per ammirare la loro torre e i francesi a New York per vedere la loro statua. Non a caso Parigi e New York sono tra le città più visitate al mondo.


Pare che i francesi abbiamo deciso di vendicarsi rendendo inutile il più grande brevetto americano: il semaforo. Se si sommano le contravvenzioni affibbiate agli automobilisti che non hanno osservato l’indicatore tricolore, possiamo dire che il totale supera il capitale sociale di Apple, Coca-Cola e McDonald’s messi insieme.


Con l’installazione in massa di rotonde alla francese ci saranno meno multe e meno incidenti stradali e, di conseguenza, un calo del PIL americano (Proventi Infrazioni Locali). Per non parlare di migliaia di lavavetri che si ritroveranno disoccupati.


Il primo semaforo fu installato nel 1914 a Cleveland in Ohio, ed era azionato manualmente da un “ghisa” all’interno di una cabina di comando. Solo sei anni dopo fu trasformato in semaforo automatico. Si tratta del primo esempio d’oltreoceano di macchina che ha sostituito l’uomo. Se ne deduce che per quanto un vigile urbano sia vigile, non sarà mai abbastanza vigile da mantenere il suo posto di lavoro.


E indovinate un po’ quale fu la prima città europea a dotarsi di semaforo? Bravi! Fu proprio Parigi.

.


Gli inglesi ci avevano già provato con la “Magic Roundabout” nel 1972 (una gigantesca rotatoria che ne contiene cinque più piccole), ma non erano riusciti a rifilarle agli americani perché le auto viaggiavano contromano e non hanno capito come si usano.

Disclaimer. Questo blog non è da considerarsi una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non è da considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. Alcuni testi o immagini inserite in questo blog potrebbero essere estrapolati da internet e, pertanto, se non considerate di pubblico dominio, perlomeno accessibili a chiunque. Qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, siete pregati di comunicarcelo senza esitazioni all’indirizzo e-mail: info @ lastampella.it e saranno immediatamente rimossi.
Gli scritti che contengono riferimenti a persone realmente esistenti hanno il solo scopo (si spera) di far sorridere e sono frutto del vaneggiare degli autori. Se tuttavia qualcuno non gradisse un articolo o una sua parte può chiederne la rimozione all’indirizzo di cui sopra, motivando l’istanza.
Non siamo responsabili dei siti collegati tramite link, né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo.
| Copyright © 2016 La Stampella | contatti | newsletter | privacy policy |