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Umorismo di sostegno

PUBBLICAZIONE UMORISTICA FONDATA DALL'ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI IL 2 GIUGNO 2016

ANNO XI d.F. - IDEATO, SCRITTO, IMPAGINATO, POSTATO E LETTO DAGLI AUTORI E DA SEMPRE DEDICATO A FRANCO CANNAVÒ

Fondatore e macchinista: Paolo Marchiori.
Vicedirettori postali (addetti ai post): Stefania Marello, Christina Fasso, Italo Lovrecich, GioZ, il Pensologo Livio Cepollina.

SCARPLIZIO



SCARPLIZIO

Parole strambe a cura dell'Accademia dei Cinque Cereali



Significato

Intensa sofferenza fisica e morale provocata dall’uso di calzature non idonee alla deambulazione.



Etimologia

Parola composta da scarpa (forse dal germanico skarpa = tasca di pelle) e supplizio (dal latino supplicium, derivato di supplex -plĭcis, supplice, letteralmente "che piega le ginocchia").



Finché gli ominidi vivevano sugli alberi, spostandosi di ramo in ramo come le scimmie, non sentivano il bisogno di proteggere i piedi. Ma quando si accorsero che camminare eretti sul terreno permetteva di spostarsi molto più velocemente si ingegnarono, così su due piedi, a realizzare le prime rudimentali scarpe.


Furono proprio loro, le scarpe, a consentire all’Homo Erectus (e alla sua Mulier Erecta, quasi sempre ignorata dagli storici) di spostarsi in lungo e in largo, e popolare il mondo.


Nel corso dei millenni, all’interno delle varie civiltà, nuovi sentimenti come la vanità (io sono più bello di te) e il bisogno di ostentazione (io sono più ricco di te) prevalsero sulle necessità materiali: nacque la moda, che portò a prediligere l’estetica alla praticità. Le calzature, come gli abiti, si differenziarono in maschili e femminili, e le seconde diventarono via via più scomode e meno adatte alla deambulazione. Quindi, anche la camminata si differenziò per genere, realizzando la prima “separazione delle carriere” della storia.


In alcune civiltà orientali si estremizzava questa separazione: invece di adattare le scarpe ai piedi, si volevano adattare i piedi alle scarpe, tramite strette e dolorose fasciature, che avevano il discutibile obiettivo di rendere minuscoli i piedi femminili. Gli studiosi delle antiche scritture cinesi scoprirono un ideogramma traducibile in “nobile strazio dei piedi femminili”: il precursore dello scarplizio.


Anche in Occidente la moda si orientò via via a modelli differenziati per genere, e mentre le scarpe maschili mantennero il loro scopo precipuo di agevolare il cammino, le scarpe da donna sembravano volerla tenere il più possibile ferma e seduta. Anatomicamente, il piede umano è largo in punta e scarica il peso sul tallone; la scarpa femminile con il tacco alto - lanciata proprio in Italia negli anni ’50 - è fatta esattamente al contrario: stretta in punta e sollevata sul tallone. Di lì lo scarplizio: la schiena si incurva per compensare il dislivello, le ginocchia si flettono (ecco l’aspetto «supplice» dell’etimologia), le caviglie sono completamente in balia della forza di gravità, e di una certa gravità sono le inevitabili storte.


Negli anni delle contestazioni femministe, le donne avrebbero fatto meglio a bruciare in piazza quegli strumenti di tortura invece dei reggiseni che, detto fra noi, fanno solo il loro lavoro. Invece, la subdola discriminazione sessuale dello scarplizio fu tollerata in nome della bellezza e della moda. Il mercato calzaturiero non offriva alternative, a parte le cosiddette “scarpe da ginnastica”, realizzate con tela grezza e presumibilmente scarti di pneumatici, pensate solo per palestre, campi da tennis e scampagnate estive, e destinate a sformarsi e a puzzare dopo pochi utilizzi.


Nel 1969, anno di grandi contestazioni studentesche e operaie, durante una sfilata di moda a Palazzo Scarpetta di Napoli, la parola scarplizio fu usata per la prima volta dalla famosa indossatrice anglo-veneta Verah Spilungon, e riportata dalla prestigiosa rivista di moda francese Pret-à-Souffrir.


Infatti - dicevano a quell’epoca le madri alle figlie - chi bella vuole apparire un po’ deve soffrire. E allora via, zoppicando su tacco, mezzo tacco e tacchetto, a scuola, in ufficio, a fare la spesa, magari con i figli in braccio, in un quotidiano doloroso scarplizio.


Soltanto nei decenni successivi qualche calzaturificio cominciò timidamente a offrire anche alle donne scarpe comode: i mocassini “College” dall’Inghilterra, le allegre Sneakers dagli Stati Uniti, e in Italia, terra di geniali imprenditori visionari, persino le “scarpe che respirano”. E insieme alle scarpe, da allora, respirano finalmente anche le donne, potendo scegliere fra scarplizio e libertà.


Stefania Marello - ACC


Immagine rappresentativa di SCARPLIZIO




Lo SCARPLIZIO ben rappresentato nella fiaba di Cenerentola,

dove la scarpa era addirittura di cristallo

I RICORDI DELLA NONNA - LE COLONIE PENOSE




Si chiamavano "Soggiorni per i figli dei dipendenti" oppure "colonie aziendali" o, più sbrigativamente, colonie. Non erano certo colonie penali, ma un po' penose, questo sì.


Bambini e bambine in età compresa tra i sei e i dodici anni vi trascorrevano un mese durante le vacanze estive.


Si andava in treno - un viaggio che sembrava infinito - da Porta Nuova alla minuscola stazione di Miramare di Rimini: partenza la sera e arrivo previsto intorno alle prime ore del mattino, salvo ritardi ferroviari. Scesi dal treno non sembravamo gli stessi bambini della sera precedente, allegri, lavati stirati e ammirati dalle mamme, e salutati dai papà dalla banchina del treno. Eravamo stanchi, litigiosi, stropicciati; qualcuno anche sporco di vomito, suo o di altri che avevano sofferto il rollio del treno. E le assistenti non erano messe molto meglio. Noi le chiamavamo semplicemente 'signorine'. Sto parlando degli anni cinquanta e sessanta: parole come animatore, team leader, intrattenitore pedagogico non esistevano. Le signorine erano di solito ragazze da poco diplomate alla scuola magistrale, e qualcuna non aveva ancora compiuto i ventuno anni che, a quel tempo, era la maggiore età. Eravamo bambini affidati a delle minorenni, una cosa oggi impensabile. Eppure tutto filava liscio e senza incidenti, grazie a una disciplina ferrea, che nessuno osava mettere in discussione. Le signorine erano per noi una autorità indiscussa. Anche perché una signorina era una via di mezzo tra la matrigna di Cenerentola e la Kapò dell'omonimo film. Del resto, la vita in colonia era molto simile a quella in caserma.


Sveglia al mattino con canzoncine a tutto volume sparate dall'altoparlante, abluzioni comuni, alza-bandiera in cortile, poi colazione: una scodella di latte e una fetta di pane, punto. Eccezionalmente veniva concesso il tè, tipo quando avevi avuto la diarrea il giorno prima. Non c'erano celiaci, intolleranti, allergici, vegani e musulmani: si mangiava tutti le stesse cose. Dopo colazione, finalmente si andava in spiaggia. Spiaggia, ma non mare. Bagnarsi era rigorosamente proibito se non nel momento del bagno collettivo, in tarda mattinata: si entrava in acqua tutti insieme al fischio del bagnino, e si sguazzava per cinque minuti in un tratto di acqua bassa delimitato da cordoli. L'acqua si trasformava rapidamente (stiamo parlando di spiagge romagnole e di un centinaio di bambini a ridosso della battigia) in un pantano marrone inenarrabile: la famosa acqua di colonia. Al secondo fischio si usciva, più insabbiati di prima. Una doccia rapida e via, a rivestirsi e poi a pranzo. La sabbia era una presenza costante: sui pavimenti, nei letti, nei bagni, nel refettorio. La portavamo (nei capelli, nelle orecchie, nelle mutande) anche a tavola, e a volte scricchiolava sotto i denti mentre masticavamo deliziosi maccheroni al ragù.


Dopo pranzo c'era il sonnellino obbligatorio, anche se eri grandicello, non avevi sonno e a casa non lo facevi mai. Seguiva la passeggiata del pomeriggio, tutti in fila, una signorina-cerbero davanti e una in fondo. I più piccoli e imbranati non riuscivano a tenere il passo quando si doveva correre per attraversare la strada; qualcuno perdeva una ciabatta e doveva tornare indietro, fendendo contro corrente il flusso di piedi e gambe.


A comando si cantava la stessa canzone, a comando si giocava tutti allo stesso gioco, a comando ci si sedeva lungo la strada e si faceva merenda con pane e marmellata, o pane e frutta, distribuito dalle signorine. Niente bomboloni, ovetti Kinder, caramelle, cocco bello, gelati. Rientrati in caser... ops... in colonia, c'era la cerimonia dell'ammaina bandiera: mentre il sole tramontava, noi si doveva stare fermi sull'attenti a farci divorare da legioni di zanzare poco patriottiche, per tutta la durata della cerimonia. Dopo una cena frugale si tornava nelle camerate. Spente le luci e zittiti anche i chiacchieroni irriducibili, partiva il disco gracchiante che intonava (anzi stonava) il Silenzio suonato da Nini Rosso.






La nonna (è quella grassa...) con una amica di colonia

e un magnifico pallone di proprietà del fotografo, con il quale non si poteva giocare





Inutile che vi spieghi dov'è la nonna, tanto voi non riuscite a distogliere lo sguardo

dal davanzale della signorina in centro.



LA MOSCA COCCHIERA IN PILLOLE


IN PILLOLE



La cacca può salvare l’edilizia. Sviluppato un cemento con escrementi umani, in grado di rendere il calcestruzzo al 42% più resistente. Un risultato straordinario: si basa sul materiale biologico, molto disponibile. Il cemento si ottiene riscaldando a quasi 1.500°C una miscela contenente calcare (CaCO3) e argilla; la calcinazione è il processo attraverso il quale si rompe il carbonato di calcio, e viene liberata CO2 in atmosfera. Quelle temperature vengono raggiunte bruciando combustibili fossili. Quindi, quello edile è un settore molto coinvolto nella crisi climatica. Usare nuovi materiali sostenibili come un cemento a base di escrementi umani (il biochar) riduce sensibilmente le emissioni, e limita l’impatto del riscaldamento globale. Il prodotto è stato sviluppato da un team di ricerca internazionale guidato da scienziati indiani del Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Manipal Jaipur, che hanno collaborato con il Trenchless Technology Center, presso l’Università Tecnologica della Louisiana. I ricercatori coordinati da Raghuvesh Tiwari e Priyansha Mehra si sono concentrati sui fanghi fecali umani, raccolti negli impianti di trattamento dei fanghi fecali (FSTP), strutture dove vengono raccolti i rifiuti provenienti da latrine, fosse, bagni pubblici non collegati alle classiche reti fognarie. Sono molto diffusi nei Paesi in via di sviluppo, come l’India. Le feci vengono stabilizzate, igienizzate ed elaborate per ottenere prodotti utili. Provate varie concentrazioni del biochar a base di escrementi umani, ottenendo risultati promettenti: i blocchi di calcestruzzo sviluppati con la miscela di biochar al 5%, rispetto al calcestruzzo raggiungono un aumento del 20% nella resistenza alla compressione, e del 36% nella resistenza alla flessione. La maggiore efficacia del biochar a base di escrementi umani risiede nella porosità del materiale, che assorbe più acqua e la rilascia col tempo, determinando l’indurimento del calcestruzzo. Il biochar è ricco di silice che, durante il processo di stagionatura, dà vita a silicati di calcio che migliorano ulteriormente la resistenza. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Ma tu taci, così non ti diranno che hai una casa di cacca”.

Chi parla da solo è più intelligente. Non è indice di squilibrio. Ha vari vantaggi per i processi cognitivi, e rende più brillanti. Lo psicologo Lev Vygotsky fu il primo a osservare che il dialogo interiore si sviluppa insieme al linguaggio, ai 2 o 3 anni, quando i bambini iniziano a parlottare da soli mentre giocano. Ripetono quello che hanno sentito dai grandi ma elaborano anche discorsi autonomi e fantasiosi circa la propria attività. Poi, gradualmente, smettono di farlo ad alta voce, ma ricominciano da adulti. Parlare da soli non significa essere fuori di testa: il soliloquio coinvolge una parte del nostro comportamento, in maniera benefica e significativa. Il discorso con noi stessi ci aiuta a chiarire le idee, a valutare ciò che ci accade, a commentare un evento, ma anche scaricare il nervosismo e la tensione. Gli psicologi assicurano che è un sistema per organizzare meglio le idee. Secondo gli psicologi Gary Lupyan (Università del Wisconsin) e Daniel Swingley (Università della Pennsylvania), chi parla da solo è più intelligente della media. Il neurologo americano Ethan Kross ha ipotizzato che questo “brusio” interiore sia all’origine di pratiche antichissime come la preghiera e la meditazione. Il self talk è un sistema di auto-aiuto. E il discorso interiore, espresso a parole, ci aiuta a padroneggiare efficacemente una situazione in cui il carico emotivo può farci perdere lucidità. Ma, se il soliloquio diventa senza limiti, è sintomo di problemi psicologici: depressione, allontanamento dalla realtà, isolamento, rifiuto di interazione sociale. Ed è opportuno rivolgersi allo specialista. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Se non dormi solo, stai attento a non parlare nel sonno

GLI SCALTRI BARISTI TI MANDANO IN VACANZA






Una ne pensano, cento ne fanno. Si tratta sempre di loro, gli inconfondibili, insostituibili e inossidabili scaltri baristi, alle prese con la penultima trovata (pare ne abbiano già una nuova in serbo, e anche una in croato).


Con un abbonamento prepagato di cinquanta caffè, i nostri eroi consegneranno un coupon che riporta il nome di una città e l'indirizzo di un hotel a tre stelle, dove il cliente potrà prenotare e trascorrere una serena vacanza a spese proprie, potendo però dire: "Sono qui grazie a quei due simpaticoni del Coffee Corner".


Una soddisfazione che non ha prezzo. Per tutto il resto (spese viaggio, pensione completa, varie ed eventuali) c'è la carta di credito, anche se sarebbe più opportuno dire "di debito" del fortunato vincitore del coupon.


Abbonandosi invece a cinquanta cappuccini, sarà possibile ottenere il nominativo di un hotel a quattro stelle.


Al termine dell'offerta, che ricordiamo scade il 31 settembre, verrà estratto il nome del supervincitore, che avrà in omaggio un kit di cartoni in finissima carta riciclata, per poter trascorrere le vacanze di Natale "en plain air" a Chicago: vacanza salutare, per chi ama stare all'aria aperta, tra la gente, e godere appieno del caldo (in senso metaforico) clima natalizio che si respira nelle strade della città che si affaccia sul lago Michigan. Il costo del pernottamento è quindi a carico degli scaltri baristi, mentre le spese di viaggio, dei pasti e di eventuali fiaschette di superalcolici per le notti più fredde sono a carico del fortunato vincitore.


Clausola vessatoria: i cinquanta caffè o cappuccini pagati in anticipo si potranno consumare soltanto dal 31 settembre al 4 ottobre, esclusivamente dal titolare del contratto.



Simpatico espediente suggerito dagli Scaltri Baristi

per un ulteriore risparmio sulle spese della vacanza a Chicago






NON STUZZICAR IL DENTE CHE DORME




Ormai siamo tutti ecologici: compriamo prodotti ecocompatibili, ecosostenibili e finanche ecodigeribili, consci della notevole quantità di anidride carbonica prodotta dai nostri processi digestivi. Non passa giorno senza che riceviamo, sul cellulare o sui social, video di sensibilizzazione all'inquinamento del pianeta, immagini terrificanti di isole di plastica galleggianti sull'oceano, inviti a rispettare giornate del NO alla plastica, e del SÌ al riciclo e allo smaltimento dei rifiuti.


Sono state vietate le borse di plastica per la spesa, se non quelle compostabili, che, purtroppo, iniziano a "compostarsi" con la spesa ancora dentro. Presto sarà vietata la produzione e la vendita di piatti e posate usa e getta, di cannucce, di cotton fioc. Persino i cerotti sono a rischio: se decideranno di vietarne la vendita, saremo costretti a rivolgerci al Pronto Soccorso per ogni stupido taglio da rasoio o da carta. Ci raccomandano di non acquistare prodotti con involucri superflui.


E in questa orgia di ritorno alla vendita del prodotto sfuso (detersivi, olio, pasta, ortaggi eccetera), in questo clima di caccia ai polimeri e demonizzazione degli imballaggi, sono improvvisamente spariti dalle tavole dei ristoranti gli stuzzicadenti in legno. Dico, in legno! Che cosa c'è di più ecologico del legno?


Ma le motivazioni pare siano altre: uno, non sono compatibili col galateo, e due, non sono igienici


Così, se dopo una mangiata di fritto di pesce o bagna cauda ti è rimasto fra i denti una coda di gamberetto o un intero gambo di sedano, per rispetto al galateo devi chiedere gli stuzzicadenti al cameriere, il quale, se si ricorda, te ne porta due di numero, confezionati individualmente in una bustina di carta. E talvolta essi sono, udite udite, di plastica. Con doppio scarto, quindi, da smaltire.


Questo perché il bon-ton ammette la foglia di lattuga tra gli incisivi, ma non lo stuzzicadenti in bella vista.


Non era meglio l'antico rassicurante porta-stecchini di una volta, che stava sul tavolo a disposizione? Certo l'igiene non era garantita, qualche bifolco poteva usarne uno e rimetterlo nel contenitore, ma non crediamo che questo fosse così frequente e nemmeno così pericoloso. Suvvia, parliamo di ristorante, dove una forchetta mal lavata o, peggio, caduta sul pavimento e rimessa furtivamente in tavola dal cameriere è all'ordine del giorno. Senza voler indagare sullo stato di pulizia delle dispense e delle cucine...


Ricordo che negli anni cinquanta le massaie, che ancora avevano memoria degli stenti subiti durante la guerra, recuperavano gli stuzzicadenti accidentalmente caduti sul pavimento e li riutilizzavano per infilzare i panini al salame delle nostre merende. E nessuno di noi bambini ebbe mai intossicazioni o mal di pancia.






Un tempo si usciva dal ristorante per fumare,

oggi si esce per usare lo stuzzicadenti

OPERAIO SI AUMENTA LO STIPENDIO DI 800 EURO AL MESE

A nulla è valso l’intervento dei sindacati per ridurgli il nuovo salario: troppi precedenti in politica legittimano la sua autodeterminazione


La trovata geniale del Sig. Onofrio Veronese (ma originario di Vicenza), ha lasciato tutti di stucco, dai commercialisti, agli esperti di diritto del lavoro. Persino gli amministratori condominiali del quartiere sono rimasti senza parole di fronte a un’operazione che potrebbe non solo rivoluzionare i contratti di lavoro, ma addirittura creare un precedente non trascurabile per ogni successivo negozio giuridico, relativo ai rapporti di lavoro.


Tutto ha avuto inizio lo scorso mese, in un cantiere di manutenzione della linea dell’alta velocità a Torino Porta Susa, quando un operaio specializzato, addetto alla lucidatura dei binari con il Sidol, si è auto-aumentato lo stipendio di ben 800 Euro mensili netti.


L’operazione si è potuta fare - spiega il Sig. Veronese (ma originario di Vicenza) – sfruttando un vuoto normativo del contratto della cooperativa per la quale lavora, facente riferimento a una legge apparentemente di poca importanza (più che un decreto, un decretino) che assimila il contratto di somministrazione di prodotti lucidanti a quello dei parlamentari. Come tutti sanno, questi ultimi hanno numerosi precedenti di autodeterminazione in materia di aumento di stipendio.


Tale consuetudine, consolidata nel tempo, ha permesso al Sig. Veronese (ma originario di Vicenza) di applicare la regola veneta tardo rinascimentale istituita dal Doge della suprema magistratura della Repubblica di Venezia, che sancisce: “quel che xé mio, xé mio, quel che xé tuo, xé anca mio”. Pertanto è bastata una banale comunicazione in carta semplice inviata al commercialista della cooperativa a fargli ottenere il consistente aumento.


Il tempestivo intervento dei sindacati della C.I.P.Me.S. (Confederazione Italiana Pulizia Metalli col Sidol) che contano ben 14 iscritti (13 in Italia e uno nel resto del mondo, presumibilmente in Argentina, lo stato che fa maggior utilizzo di lucidatori) ha fatto il possibile per ricondurre alla ragione il Sig. Veronese (ma originario di Vicenza), ma non c’è stato nulla da fare. Il Sig. Veronese (ma originario di Vicenza) continuerà a percepire un salario mensile di ben 2222 euro. Questa somma, benché di valore pari, potrebbe creare una disparità fra il Sig. Veronese (ma originario di Vicenza) e gli altri addetti del settore.


I Sindacati, per sensibilizzare, gli operai sul problema hanno indetto un’agitazione di otto ore di lavoro extra per venerdì prossimo, quando ogni lavoratore presterà la sua manodopera per le otto ore consuete più altre otto lavorate in modo agitato, (ovviamente trattandosi di agitazione, mica la si può fare incrociando le braccia n.d.r.). I sindacati della C.I.P.Me.S. hanno diffidato le aziende dal pagare anche simbolicamente le otto ore extra, altrimenti potrebbe cadere la ratio dello sciopero bianco (che più bianco non si può) dove praticamente, invece che fermarsi, gli operai lavoreranno il doppio.




ADOTTA UN NIPOTINO

Possibilmente a distanza…


Adotta un bimbo povero dell'Africa, adotta un cane del canile, adotta una pigotta (che devo ancora capire bene cosa sia). Adotta persino una scuola da ristrutturare: gli italiani sono sempre più poveri, eppure gli inviti ad adottare qualcuno o qualcosa sono in costante aumento.


A me è capitata l'occasione di adottare un nipotino. Anzi, a dirla tutta sono stata quasi costretta. Si sa, in una famiglia i soldi non bastano mai, asili privati e babysitter costano l'ira di Dio… Perciò, perché non fare felice una nonna, che non vede l'ora di coccolare il suo nipotino? Questo è quanto devono aver pensato mia figlia e mio genero, bontà loro.


Mi sono informata: la legge permette di disconoscere un figlio al momento della nascita, e lasciarlo in ospedale: qualcuno provvederà alle pratiche di adozione. I genitori adottivi non mancano, ci sono coppie che non vedono l'ora di cimentarsi con questo sport: addomesticare una giovane belva. Invece, pare sia impossibile sottrarsi alla nonnità.


Dopo aver allevato i figli tuoi, magari senza l'aiuto di nessuno - lavorando e stringendo la cinghia per farli studiare - quando ormai sono grandi, adulti e laureati, ti aspetteresti che sappiano usare un anticoncezionale. Invece no, ecco che arriva il primo nipotino. Niente adozione a distanza: te lo mettono tra le braccia già all'ospedale, appena nato, e tu rinasci alle gioie della maternità (o, in casi più rari, della paternità) elevate al quadrato. Insomma, sei fregato.


Un nipotino ti arriva tra capo e collo, e non è soltanto un modo di dire. Infatti, nei primi mesi egli sta prevalentemente con la sua testolina appoggiata tra il tuo capo e il tuo collo, esattamente dove ti duole la spalla a causa di una fastidiosa periartrite. Passi ore a cullarlo, camminando avanti e indietro per la stanza, zoppicando per la sciatica, in attesa che esaurisca i ruttini e si addormenti. E ad ogni ruttino ti viene in mente il maglioncino di cashmere color lilla, ricevuto in dono da quel vedovo tanto distinto conosciuto alla bocciofila, irrimediabilmente rovinato dal rigurgito del frugoletto in questione.


Quando i miei amici non ancora nonni venivano a trovarmi avevo la chiara sensazione che prendessero le distanze. Oddio, non mancava la solidarietà: sorrisi, abbracci, e pacche sulle spalle. E frasi retoriche tipo: "Vedrai quanto amerai questo bimbo", "I nipotini sono una vera benedizione, alla tua età", "Pensa alla gioia di essere nonna". Ma poi, all'atto pratico, tanti saluti. Non vedevano l'ora di accomiatarsi e ritornare alle loro attività: al torneo di pinnacola, al circolo della bocciofila, al cinema con lo sconto per la terza età. O anche soltanto a una beata e meritata nullafacenza.


Ma - mi si dirà - i bambini sono così carini, così teneri e affettuosi!


Non nego che il mio nipotino, che ora è un diavoletto di tre anni, abbia un suo fascino e susciti una certa tenerezza. Del resto, anche un terranova di 80 chili vi corre incontro per farvi festa, solo che - prima di raggiungervi - travolge un'anziana con le stampelle, devasta un'aiuola di azalee, e fa ruzzolare a terra un povero ciclista incolpevole.


Con questo non voglio certo paragonare mio nipote a un terranova. Anche perché lui non è di razza, piuttosto lo potrei definire un incrocio: un incrocio tra un TIR e un cinghiale maremmano. Quando comincia a correre per la stanza è necessario affrettarsi a togliere e nascondere tutto quanto ci sia di fragile e prezioso. Poi, conviene sedersi al riparo in un angolo fuori dalla sua traiettoria, e aspettare che esaurisca le energie. A volte non le esaurisce tanto facilmente, e allora l'unico rimedio sarebbe il fucile del veterinario, caricato a fiala di Valium Forte, 300 unità.


Non crediate che sia crudele: sono animalista e anche bambinista convinta. Non picchierei mai un gatto o un cane, e non abbandonerei mai un bambino in autostrada.


Il problema è che il bambino, a differenza del cane, in autostrada ci può andare da solo, appena allenti il guinzaglio e distogli un attimo l'attenzione. E se non è l'autostrada sarà la ferrovia, il torrente, il mare. In città sarà il tombino aperto dei lavori in corso, la ringhiera al nono piano, mettere le dita nella presa, afferrare il coltello più grosso che trova nel cassetto. Fare la babysitter non è semplice come fare la dogsitter: servono energia, nervi saldi, prontezza di riflessi, astuzia, rapidità nella corsa, polso di ferro, e disciplina militare. Tutte cose che, dopo i sessant'anni, scarseggiano. Perché un bambino è un cucciolo di Homo Sapiens, perciò sono scritte nei suoi cromosomi l'intelligenza superiore, l'abilità nell'usare le mani e gli attrezzi, la fantasia. Di conseguenza, sono scritte anche l'attitudine a non dar retta a nessuno e a cacciarsi continuamente nei guai. E tu diventi una nonna o un nonno della specie Homo Apprensivus, perché alla fine gli vuoi anche bene, e soprattutto ti scoccia passare le ore in coda al Pronto Soccorso.

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CINESI INTERESSATI ALL’ACQUISTO DE LA TAMPA: POTREBBE CHIAMARSI “LA TALPA”

Le aziende italiane vengono privatizzate? La Tampa verrà pubblicizzata.

Giallo sull’utilizzo della “L” al posto della “M”.


Probabilmente la mancanza di “R” nella testata più famosa di Corso De Gasperi ha costretto l’aspirante futuro editore orientale del giornale a un escamotage per caratterizzare il giornale, oltre all’utilizzo di carta riciclata dai vecchi volumi delle Pagine Gialle. Certo che, in quanto a lettere ERRE, non poteva capitare peggio: si pensi a giornali, da questo punto di vista meravigliosi, come “Il Colliele della sela” oppure “Il Lesto del Callino”.


Ma partiamo dall’incomincio (come si diceva da bambini).


Sono le 6:30 ora locale, quando il telefono del Cannavò squilla, svegliandolo di soprassalto. Si era appena addormentato dopo una notte in redazione, e questo succede normalmente a un giornalista d’assalto. Capita anche ai reporter, ai fotografi, ai capiredattori, ai grafici, ai direttori, ai correttori di bozze, ai titolisti…. Figuriamoci se non può accadere al Cannavò che ricopre tutte queste cariche in contemporanea!


Dall’altro capo del telefono parla un signore con voce distinta e accento mandarino tendente al lime. Dice di essere un magnate cinese dei fiocchi di cereali e offre novantanove milioni di Yuan per l’acquisto de La Tampa.


Cannavò non comprende l’offerta, vuoi perché è ancora in dormiveglia (ma leggermente più spostato sul dormi che sul veglia), ma soprattutto perché l’euroconvertitore del 2001 non ha l’opzione cambio Yuan/Euro.


Per non offendere la sensibilità del Signor Kellogs d’oriente, Cannavò non si sbilancia e si prende una settimana per rifletterci.


Dopo la Parmalat ai francesi, la Buitoni agli svizzeri, la Peroni si sudafricani e la Gancia ai russi, anche la Tampa potrebbe passare in mano straniera?


Intanto c’è grande preoccupazione da parte dell’Accademia dei Cinque Cerali, che teme un acquisto interessato per accaparrarsi i brevetti e i brevi detti a scopo commerciale. Si pensi soltanto all’impatto di una pubblicità, il cui testimonial sia uno degli esimi Professori accademici, nell’atto di affondare con entusiasmo il cucchiaio in una tazza piena di latte e cereali cinesi, decantandone le qualità nutritive. Che l’acquisto sia mirato all’ACC piuttosto che alla Tampa? Ai posteri l’ardua sentenza. Ai posteri, perché Cannavò ha scordato di chiedere il numero di telefono al magnate (anche se in tal caso sarebbe più appropriato magnante, trattandosi di cereali).

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Freddy Marchiori & Paul Rice (GENNAIO 2014)

AMRICORD: questo articolo è stato scritto tra il 2012 e il 2014, quando l'ACC (Accademia dei Cinque Cereali) collaborava allegramente con LA TAMPA



TANGENTI & BUSTARELLE, NE VEDIAMO DELLE BELLE


Gentilissima Accademia, non potendomi affidare alle forze dell’ordine, per ovvi motivi, mi rivolgo a voi, sperando che mi diate il consiglio giusto.


Da poco sono stato eletto sindaco di un piccolo comune con meno di cinquemila abitanti e mi stanno succedendo delle cose inspiegabili.


Innanzi tutto, pensavo che i giornali esagerassero quando parlavano di nuova tangentopoli e di corruzione, purtroppo ho dovuto toccare con mano che queste cose accadono realmente.


Un giorno ho trovato sulla mia scrivania una busta con 20.000 Euro in contanti allora ho pensato che fosse una tangente per sostituire una lampadina bruciata a un cittadino che abita fuori mano, ma ripensandoci, mi sembrava esagerato. Allora ho pensato che fosse per il Mose di Venezia, ma il mio comune si trova a trecento chilometri di distanza, è impossibile. Rimane l’Expo, ma anche per quello non vi è nessun collegamento.


Appalti pubblici non ne sono ancora stati fatti…


Il giorno dopo ho trovato una busta con dentro diecimila Euro, cosa potevo fare? Chi avrei dovuto favorire?


Dopo tre giorni altra busta con 25.000 Euro, sempre anonima e sempre senza indicazioni.


Sarà mica stata per quel posto da messo comunale? Chi lo sa…


Comunque, il settimo giorno, mi sono trovato le quattro gomme dell’auto tagliate, non so chi andare a “ringraziare” e neppure so il motivo.


Il giorno seguente ho trovato due proiettili nella buca delle lettere.


Sento di essere perseguitato dalla Mafia, dalla Camorra, dall’ndrangheta, dalla Mafia Russa e dalla Triade cinese… hanno minacciato la mia famiglia e io non ho fatto nulla, ma neppure so cosa dovrei fare, qui continuano ad arrivare tangenti e non si capisce per cosa!!! L’unica certezza è che qualcuno si aspetta qualcosa in cambio!!! Aiutatemi!!!

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Omer Toso

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Gentile signor Toso,


Non sappiamo che cosa consigliarle a proposito delle sue bustarelle, ma cogliamo l’occasione per ricordarle tutte le promesse che aveva fatto, in campagna elettorale, quando era stato nominato Alto Patrocinatore e Padrino Honoris Causa dell’Onorata Accademia dei Cinque Cereali. Lei disse che, da Sindaco, avrebbe provveduto a sistemare la nostra sede


Quell’edificio è cosa nostra e da quando lei è stato eletto Sindaco non abbiamo ancora visto un’impresa, due operai, un semplice muratore, un apprendista impastatore di calce, un garzone di cazzuola, qualcuno insomma che abbia almeno esaminato i danni dell’edificio in cui noi, pregevoli accademici, lavoriamo. Con le piogge degli ultimi giorni la nostra biblioteca è diventata una serra per la coltivazione del boletus edulis, poiché ci piove dentro e l’umidità è ai livelli di un bagno termale. Le finestre della Sala Riunioni non si chiudono bene e siamo costretti a portare le pietre della vicina cava da usare come fermacarte, a causa delle correnti d’aria.


Non infierisco oltre, poiché lei è uomo d’onore. Del resto, uomo avvisato mezzo salvato, come dice il proverbio.


Bacio le mani

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Nella foto i cinque assessori della Giunta Omer Toso

BIGAMO NON SA CON CHI SEPARARE I BENI


PIETRAPORZIO – Pur essendo residente in un comune con una settantina di abitanti Pietro Porzio, agente di commercio rappresentante di lozioni per pizzetti e basette, era riuscito a sposarsi con due donne del paese all'insaputa di tutti. All'insaputa anche di se stesso perché, nella seconda occasione, forse a causa di una temporanea amnesia, si era scordato del primo matrimonio.


Alla notizia del suo status di bigamo le due donne hanno prontamente chiesto la separazione, ma qualcosa è andato storto.


I due matrimoni sono stati entrambi celebrati in regime di comunione dei beni ed è praticamente impossibile stabilire con quale moglie dovrà dividerli in fase di separazione.


La via d'uscita potrebbe essere chiedere perdono alle mogli rimanere sposato con entrambe, soluzione che saprebbe di beffa, poiché al povero sig. Porzio rimarrebbero sul groppone ben due suocere.

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DIMOSTRATA L'ESISTENZA DEL LETTORE DE LA TAMPA


In occasione di un simposio presso l’Aula Magna de LA TAMPA, a Torino, si sono incontrati la Dottoressa Stephanie Hop-là, il Geometra Paul Rice, e il Professor Italo Miglio dell’Accademia dei Cinque Cereali. I tre ricercatori sono stati incidentalmente testimoni oculari (anche se sarebbe più corretto definirli testimoni occhialari, dati i problemi di vista complessivi) dell’esistenza dell’unico autentico lettore de LA TAMPA.


Si parla da tempo, in ambiente giornalistico e accademico, di questo personaggio leggendario, ma finora nessuno l’aveva incontrato personalmente, tanto che si dubitava ormai della sua esistenza.


Invece i tre Accademici, accompagnati dalla loro badante ucraina Sutzina Migliowskaja, ci si sono imbattuti accidentalmente a bordo di un tram. Il signore era vestito elegantemente, e aveva l’aria distinta, quasi distinta centrale. Stava leggendo la penultima pagina di CronacaQui, proprio quella che sfoggia LA TAMPA, il superbo quotidiano di Franco Cannavò.


Immediatamente il signore si è trovato circondato, intervistato e complimentato dai tre Accademici, e ripetutamente fotografato. Ognuno di loro gli ha richiesto più autografi, con dediche per i parenti e gli amici, i quali sono sovente increduli, se non addirittura negazionisti, della sua reale esistenza.


Il gentiluomo, stordito dai flash e dalle strette di mano, ha rischiato di perdere la fermata giusta e di scendere chissà dove. Anche se, riflettendo a posteriori, potrebbe essersi sentito minacciato dagli sconosciuti, ritenendoli “molestatori seriali”, ed avere pertanto preferito scendere immediatamente, per salire sul tram successivo. Gli Accademici, sull’onda del loro entusiasmo, pare abbiano rischiato una denuncia per molestie su mezzo pubblico e stalking reiterato.


Comunque, affacciati ai finestrini, i tre ricercatori hanno salutato a lungo l’uomo che si allontanava di corsa, per poi commentare tra di loro, commossi, l’inatteso e insperato incontro.


La badante Migliowskaja ha avuto il suo da fare, per calmare i suoi dotti ma indisciplinati badati, ed evitare che il conducente allertasse le forze dell’ordine per i presunti reati di scompiglio, gazzarra non autorizzata, schiamazzi e disturbo alla quiete pubblica.


Dubitiamo che il mitico lettore abbia intenzione in futuro di leggere ancora LA TAMPA, e finanche di acquistare CronacaQui. Siamo altresì pronti a scommettere che eviterà i mezzi pubblici: pare che alcuni testimoni, di Genova, lo abbiano visto stracciare l’abbonamento annuale, e incendiarlo con lo Zippo dopo averlo abbondantemente cosparso con il petrolio della ricarica.


Per l’unica foto ricordo pubblicabile è dovuta intervenire una gentile signora, che teneva a bada quattro deliziose fanciulline, la quale, prima di imbracciare la fotocamera, ha dovuto come da prassi giurare fedeltà a LA TAMPA per i prossimi 99 anni.


Ma queste storie di una normale mattinata a Torino by rail poco contano, a confronto con la notizia sensazionale: oltre al Direttore Cannavò, al cronista Cannavò, all’impaginatore Cannavò, ai soci dell’Accademia dei Cinque Cereali, ai loro amici e famigliari (praticamente costretti da lamentose insistenze ad almeno una lettura sommaria dei titoli), il mitico quotidiano umoristico vanta dunque un lettore spontaneo. O, almeno, lo vantava fino al giorno prima del nostro incontro.

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DUE EXTRACOMUNITARI TENTANO DI ACQUISTARE ABBIGLIAMENTO GRIFFATO TAROCCATO CON CARTE DI CREDITO CLONATE



FERMATI DUE SVIZZERI SPROVVISTI DI PERMESSO DI SOGGIORNO



Dietro l’apparente onesta attività di produzione orologi a cucù avevano organizzato una vera e propria associazione a delinquere finalizzata alla clonazione di carte di credito.


Giunti nel novarese dalla vicina Svizzera a bordo di una Barchetta (autovettura Fiat n.d.r.) si erano recati in un minimarket gestito da orientali (probabilmente di Mestre) e hanno tentato di acquistare una serie di capi di abbigliamento di alta moda, completamente taroccati per un valore commerciale di tremila euro (valore reale 250 Euro) utilizzando carte di credito clonate.


La commessa si è insospettita perché sulla carta c’era scritto "Figurine Panini", quindi ha chiamato la Polizia Stradale la quale è intervenuta bloccando i due, in un primo tempo con l’accusa di non aver acquistato né panini, né figurine, contravvenendo alle disposizioni indicate sulla carta, ma incrociando i dati con la Polizia Postale è emerso che le carte erano un autentico falso, per cui, in linea con la logica dell’intervento, sono stati tradotti in carcere da quattro baristi travestiti da poliziotti in occasione della festa di carnevale.



LA STATUA DELLA LIBERTÀ FU MANDATA NEGLI U.S.A. PER ERRORE AL POSTO DELLA TOUR EIFFEL


Per vendicarsi la Francia esporterà negli States trecentomila rotonde alla francese, rendendo inutile il semaforo a cent’anni dalla sua invenzione.


Nonostante siano passati centotrenta anni, i francesi non hanno ancora digerito lo scambio che i loro nonni fecero a vantaggio degli Stati Uniti. La Statua della Libertà infatti fu costruita da tecnici francesi in una località francese nota per le industrie siderurgiche: Dalminé. Alla costruzione partecipò l’ingegner Eiffel, così chiamato perché costruttore anche dell’omonima torre. La Statua fu smontata e messa nei container per essere spedita nella capitale francese, in occasione dell’esposizione mondiale del 1889. Nel frattempo, la Tour che tuttora svetta a Parigi era destinata a New York, come torretta per il bungee jumping sul fiume Hudson, con le stesse modalità. A causa forse dell’errore di un magazziniere dedito all’alcol, i due container sono stati scambiati.


È sin troppo ovvio che la Statua della Libertà dovesse essere destinata ai francesi, ideatori della Liberté, oltre che dell’Égalité e della Fraternité. A proposito di Egalité avrebbero fatto meglio a costruire due statue uguali e due torri Eiffel identiche, per evitare il problema sul nascere (ma anche in questo caso il rischio sarebbe stato di avere due Statue della Libertà negli U.S.A. e due Tour Eiffel in Francia).


Non potendo più rimediare allo scambio hanno puntato sulle potenzialità turistiche: infatti gli americani si recavano a Parigi per ammirare la loro torre e i francesi a New York per vedere la loro statua. Non a caso Parigi e New York sono tra le città più visitate al mondo.


Pare che i francesi abbiamo deciso di vendicarsi rendendo inutile il più grande brevetto americano: il semaforo. Se si sommano le contravvenzioni affibbiate agli automobilisti che non hanno osservato l’indicatore tricolore, possiamo dire che il totale supera il capitale sociale di Apple, Coca-Cola e McDonald’s messi insieme.


Con l’installazione in massa di rotonde alla francese ci saranno meno multe e meno incidenti stradali e, di conseguenza, un calo del PIL americano (Proventi Infrazioni Locali). Per non parlare di migliaia di lavavetri che si ritroveranno disoccupati.


Il primo semaforo fu installato nel 1914 a Cleveland in Ohio, ed era azionato manualmente da un “ghisa” all’interno di una cabina di comando. Solo sei anni dopo fu trasformato in semaforo automatico. Si tratta del primo esempio d’oltreoceano di macchina che ha sostituito l’uomo. Se ne deduce che per quanto un vigile urbano sia vigile, non sarà mai abbastanza vigile da mantenere il suo posto di lavoro.


E indovinate un po’ quale fu la prima città europea a dotarsi di semaforo? Bravi! Fu proprio Parigi.

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Gli inglesi ci avevano già provato con la “Magic Roundabout” nel 1972 (una gigantesca rotatoria che ne contiene cinque più piccole), ma non erano riusciti a rifilarle agli americani perché le auto viaggiavano contromano e non hanno capito come si usano.

LE URNE DECRETANO IL PAREGGIO: CI SARANNO DUE SINDACI


Un risultato elettorale davvero singolare ha generato una pluralità inattesa.

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È accaduto a Ronco di Cossato, una piccola frazione di poche centinaia di anime, staccatasi con referendum simil-ucraino dalla città. Città che peraltro, a causa della secessione, è scesa sotto i 15.000 abitanti.


Le recenti elezioni, le prime nella storia di Ronco, hanno portato a un curioso risultato: pareggio assoluto fra i due candidati a sindaco.


Procediamo con ordine. I due candidati, Eustachio e Piersigismondo Dentice (conosciuti in paese come “I Dentici”), hanno 44 anni, e sono più che parenti, più che fratelli: sono gemelli. Siccome a Ronco non c’è né destra né sinistra, si son candidati entrambi in liste di centro tra loro contrapposte: sono due perfetti estremisti di centro.


Allo spoglio delle schede elettorali il numero di voti conteggiati è stato identico per i due candidati. Così si è deciso, in via del tutto eccezionale, di partecipare al ballottaggio (nonostante a Ronco di Cossato risultino mancanti più di 14.000 abitanti per superare la quota minima di legge necessaria).


Stranamente, il ballottaggio ha nuovamente dato risultato pari. Si vocifera che il presidente del seggio, trovando ovviamente lo stesso cognome su ogni scheda, abbia attribuito i voti una volta a Eustachio e una volta a Piersigismondo, e l’inevitabile risultato è stato il pareggio.


A questo punto, per legge, si sarebbe dovuto eleggere il candidato più anziano. Secondo l’addetto all’anagrafe, il gemello più anziano è quello nato prima, invece secondo i dettami della biologia il più “anziano” è quello nato dopo, in quanto concepito per primo. Allora i due contendenti hanno deciso di giocarsela con una gara podistica, il famoso “Trail della Pianetta”, ma anche lì sono arrivati al traguardo esattamente nello stesso istante, al fotofinish. L’ipotesi di procedere ad un duello rusticano, con i coltelli o altro tipo di arma, è stata fortunatamente scartata, anche per non sporcare il pavimento del palazzo comunale, recentemente ristrutturato: le macchie di sangue sono difficili da pulire.


Si è pertanto deciso di affidarsi al lancio della monetina per decretare il vincitore, ma entrambi hanno scelto testa, e a questo punto il verdetto è stato inequivocabile: sono stati eletti due sindaci, ognuno con la propria giunta.


Purtroppo questo governo a doppia amministrazione non sta dando buoni esiti, infatti a pochi giorni dall’insediamento si sono verificati eventi a dir poco incresciosi per il già traballante bilancio comunale.


Ad esempio, l’assessore alla cultura della Giunta di Eustachio ha acquistato uno stock di libri antichi per la biblioteca, ma il giorno dopo l’assessore di Piersigismondo ha ordinato di mandare al macero i libri più vecchi presenti nella struttura.


L’assessore all’urbanistica e alla viabilità della giunta di Piersigismondo ha fatto realizzare delle stupende aiuole fiorite, ma il giorno seguente il suo omologo della giunta Eustachio le ha fatte asfaltare, nell’ambito di un piano di abbattimento delle barriere architettoniche.


Ma il massimo della confusione si è raggiunto con la differenziazione e lo smaltimento dei rifiuti. I due sindaci si sono rivolti a imprese diverse, che hanno sistemi diversi di raccolta per carta, vetro, plastica, e organico. Così, un mattino i Roncocossatesi si sono trovati un vero rompicapo: una decina di bidoni che riportavano scritte contraddittorie, tipo “Plastica e lattine” - “Metallo e vetro” - - “Plastica biodegradabile” - “Compost antiorganico” - “Umido e morbido” - “Secco parzialmente indifferenziato”, eccetera. Dopo alcuni momenti di sbigottimento, e vivaci discussioni per risolvere l’impossibile rebus, hanno abbandonato i sacchetti sulla piazza del Municipio, con grande gioia di gatti e cani randagi, ratti e piccioni.


È proprio il caso di dire che il buon giorno si vede dal mattino. Del resto, tanto va la volpe all’uva che ci lascia lo zampino. E se son rose sfioriranno. Ma sicuramente non c’è peggior sordo di chi è veramente sordo. Tuttavia, chi va con lo zoppo arriva in ritardo…

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Dove pianteranno le loro bandiere i due sindaci?

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