Umorismo di sostegno
PUBBLICAZIONE UMORISTICA FONDATA DALL'ACCADEMIA DEI CINQUE CEREALI IL 2 GIUGNO 2016
ANNO IX d.F. - IDEATO, SCRITTO, IMPAGINATO, POSTATO E LETTO DAGLI AUTORI E DA SEMPRE DEDICATO A FRANCO CANNAVÒ
Fondatore e macchinista: Paolo Marchiori.
Vicedirettori postali (addetti ai post): Stefania Marello, Christina Fasso, Italo Lovrecich, GioZ, il Pensologo Livio Cepollina.
SI FINGE TRUFFATORE PER LEGGERE IL CONTATORE
Ha bussato alla porta dei coniugi Igino e Marisa di Burlate sul Serio fingendosi un comune truffatore.
Dapprima ha chiesto loro di visionare i contanti delle pensioni ritirate il giorno prima presso il locale ufficio postale, allo scopo di verificare l’autenticità del contante.
Igino e Marisa, pensando di essere caduti nel classico tentativo di truffa, non hanno esitato a consegnare i soldi al presunto malfattore.
Dopo aver visionato meticolosamente tutte le banconote, prendendo tempo, ha chiesto di poter controllare anche i gioielli e ogni altro oggetto in oro allo scopo di verificare che non emettessero radiazioni nocive alla salute. Anche in questo caso il contatore Geiger che mostrava appariva alla loro vista come un normalissimo orologio da polso, insospettendo ulteriormente i due coniugi, ma hanno acconsentito, sempre pensando alla solita truffa. Dopo aver recuperato i preziosi dal loro nascondiglio segreto li hanno messi a disposizione dell’ambiguo incaricato.
Quando il truffaldino individuo ha lasciato la loro casa, i due, hanno ricontrollato soldi e monili, accertando che nulla era stato trafugato.
Solo a quel punto hanno notato che la portafinestra che dà sul balcone era socchiusa e con enorme sconcerto hanno realizzato che proprio sul terrazzino è posizionato il contatore del gas.
Dopo un attimo di smarrimento, Igino e Marisa, hanno intuito che dietro le mentite spoglie di un onesto truffatore, si nascondeva un pericoloso e subdolo addetto alla lettura dei contatori del gas.
Probabilmente il letturista aveva approfittato di una loro distrazione, mentre erano intenti a recuperare i preziosi, per leggere a tradimento l’entità dei loro consumi e trasmetterli all’azienda del gas.
I due coniugi sono usciti di corsa per tentare di fermare l’incaricato della lettura, poiché nessuno era mai riuscito a leggere il loro contatore sin dal lontano 1964, ma ormai era troppo tardi. A ridosso di una siepe in giardino hanno ritrovato il giubbetto che indossava l’uomo datosi alla fuga. A loro non resta che attendere la salatissima bolletta che metterà a dura prova le loro finanze e intaccherà in maniera irreversibile i risparmi di una vita.


XMAS – L’INCOGNITA POLITICAMENTE SCORRETTA
Da qualche tempo, al posto del classico augurio anglosassone, ma ormai internazionale, Merry Christmas, ci si imbatte in una strana formula: Merry Xmas.
La domanda sorge spontanea: si tratta di una abbreviazione da usare su WhatsApp, come “Xché”, “3mendo”, “tvb”? O forse è una specie di rebus? Un esercizio crittografico da Settimana Enigmistica? Un’equazione matematica di primo grado?
Mi dicono sia una abbreviazione, ma non appartenente al mondo digitale. Risale all’antica scrittura greca, dove χ era la prima lettera della parola greca Χριστος, ovvero Christos, e nel Nuovo Testamento fu usata la lettera X come monogramma per abbreviare il nome Cristo.
Quindi, se X = Cristo (in inglese Christ), sostituito nell’augurio originale dà come risultato Merry Xmas.
Complimenti, ne sentivamo la necessità. Attingere al greco antico, per risparmiare quattro lettere su una formula augurale è un vero colpo di genio, grazie al quale si possono fare bigliettini natalizi più piccoli, usando meno carta in nome del risparmio energetico. Per non parlare del risparmio di tempo: se a leggere Merry Xmas si impiegano circa otto decimi di secondo, per l’augurio esteso si impiega un intero secondo. Ben due decimi di secondo risparmiati ad ogni augurio: tempo da utilizzare per fare altre cose.
Ma al di là di queste piccole ironie, la nuova scritta augurale sembrava ormai accettata e utilizzata senza problemi.
Sembrava, ma poi…
Come ben sappiamo, in Italia qualunque banalità viene sfruttata per polemiche politiche, infinite e senza senso.
E quando a Gavardo, in provincia di Brescia, qualcuno ha pensato di scrivere la formula Xmas in una vistosa luminaria natalizia in centro città, qualcun altro vi ha intravisto l’apologia della “Decima Mas”, ovvero la nota (si fa per dire, poiché prima dello scoppio della polemica quasi nessuno la conosceva) Divisione di Fanteria della Marina della Repubblica Sociale Italiana, attiva dal 1943 al 1945. E qualche naso sinistro più sensibile della media vi ha ravvisato odore di fascismo.
Il caso si è ingigantito al punto che il Sindaco di Gavardo ha dovuto pubblicare una nota sui social per chiarire la vicenda, spiegando che «Xmas» è soltanto un’abbreviazione dell’inglese «Christmas».
Ma la giustificazione non è stata sufficiente a placare le polemiche. Del resto, quando in politica si presentano ghiotte occasioni come questa per sviare l’attenzione da argomenti più rognosi (leggi manovra finanziaria, crisi dell’industria, problemi della sanità pubblica) vengono colte al volo e rimestate il più a lungo possibile.
Ma alla fine chiediamoci perché in Italia dobbiamo fare gli auguri di buon Natale in inglese. Avrebbe più senso in aramaico, la lingua parlata in Palestina al tempo della nascita di Gesù. Ma visto che l’aramaico non è molto conosciuto, forse il classico “Buon Natale” è ancora la scelta migliore. Se non ci piace la tradizione evitiamo di scambiarci gli auguri: non è un obbligo di legge come pagare le tasse. Se invece ci fa piacere, facciamoli come tradizione comanda.
Ognuno ha diritto di sfilarsi dal gregge del presepe e festeggiare (o ignorare) il Natale, come gli aggrada. Ma Cristo non è un’incognita: secondo gli storici, sembra sia esistito davvero.
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Stefania Marello - ACC

CHI CI HA CREATO?
Questa domanda mi permette di introdurre il tema di oggi: il catechismo.
Tanto tempo fa, quando i nonni di oggi erano ancora dei bambini, a sette anni si andava in chiesa a lezione di catechismo. Ci andavamo tutti: non ricordo di compagni esonerati perché testimoni di Geova, musulmani, buddisti, ebrei, né tantomeno atei (nemici di Dio che non si potevano neppure nominare, se non facendosi il segno della croce). Anche se oggi sembra strano, nel periodo tra la fine della guerra e gli anni settanta noi italiani, dal Nord al Sud, eravamo tutti cattolici. Le lezioni di catechismo erano tenute dai preti, e affrontavano alcune questioni fondamentali sulla natura di Dio e sui nostri doveri verso di lui. Dovevamo imparare a memoria le risposte a precise domande, anche se non ne capivamo il senso. Alla fine dei corsi, per poter fare la Prima Comunione, si sosteneva un piccolo esame.
Alcuni enunciati erano comprensibili anche a noi bambini, e potevamo accettarli senza pensarci troppo. Per esempio, la prima domanda, con relativa risposta, era:
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CHI CI HA CREATO?
CI HA CREATO DIO.
Non so voi, ma a creare me deve essere stato uno spirito libero da canoni estetici, dotato di senso dell’umorismo, ma completamente privo di senso della simmetria e delle proporzioni. Infatti, mi creò bassa e alquanto storta.
Ma a sette anni ero fiera di essere una creatura di Dio. Cioè, credevo in un indefinito “prima” in cui non c’era nessuno, e che ad un certo punto Dio, forse un po’ annoiato dalla monotonia dell’universo, avesse deciso di crearci, facendoci diversi gli uni dagli altri: alti o bassi, biondi o bruni, gentili e sorridenti o incazzati e maneschi, a suo piacimento.
La domanda successiva era:
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CHI È DIO?
DIO È L'ESSERE PERFETTISSIMO, CREATORE E SIGNORE DEL CIELO E DELLA TERRA.
Quindi Dio era perfettissimo, superlativo assoluto di perfetto, che è già di per sé un aggettivo che non ammette confronti. Inoltre ci aveva creati, quindi aveva senso che fosse anche nostro Signore, e che avesse il massimo potere su di noi. Me lo immaginavo come il signorotto del castello medievale, che aveva potere di vita e di morte sui servi della gleba, come avevamo studiato in storia.
Seguiva una serie di domande a risposta metafisica, del tipo:
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DOV’È DIO?
DIO È IN CIELO, IN TERRA E IN OGNI LUOGO.
E qui la mia povera mente di bambina di seconda elementare iniziava ad avere difficoltà. Niente di ciò che conoscevo poteva stare in più luoghi contemporaneamente: i passeri e i piccioni potevano stare in cielo e in terra, ma non allo stesso tempo. Forse i coccodrilli potevano trovarsi in acqua e in terra, nel senso di avere la testa e le zampe sulla terraferma, ma la coda ancora in acqua. Ma di sicuro non potevano stare in cielo. Così rimuginavo a vuoto.
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CHE SIGNIFICA CHE DIO È “PERFETTISSIMO”?
“PERFETTISSIMO” SIGNIFICA CHE DIO È SENZA DIFETTO E SENZA LIMITI, OSSIA CHE EGLI È POTENZA, SAPIENZA E BONTÀ INFINITA.
A questo punto saltò fuori in tutta la sua virulenza il mio lato polemico, e osai protestare: bontà infinita? E le guerre allora? E il cane randagio cieco da un occhio che certi ragazzetti del quartiere prendevano a sassate? E la nostra compagna Mirella che era nata sfigurata dal labbro leporino?
Fui subito zittita dal prete, il quale, con la scusa che avevo interrotto la lezione senza aver prima alzato la mano, mi spedì fuori dall’aula.
Dopo questo episodio mi guardai bene dal porre altre domande, e quando non capivo me lo tenevo per me. A costo di prendere svarioni che sconfinavano nell’eresia, come capitò a proposito della domanda successiva:
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DIO È SEMPRE STATO?
DIO È SEMPRE STATO E SEMPRE SARÀ.
Vuoi perché non ero stata attenta alle spiegazioni del prete, vuoi per le mie difficoltà a immaginare un tempo infinito, e vuoi per la forte influenza che il dialetto ancora esercitava su di me, interpretai quel “sarà” come “chiuso”, perché è questo che significa “sarà” in piemontese.
Dunque, Dio è sempre stato chiuso. Punto. Che in fondo aveva anche senso: Dio è un tipo chiuso in se stesso, poco socievole e di poche parole, come confermavano le illustrazioni, dove Egli era sempre rappresentato come un vecchio severo, e a dirla tutta un po’ altezzoso.
Non ricordo come si svolse l’esame, ma probabilmente non mi fu chiesta spiegazione di questa particolare qualità divina. Così, fui promossa, e allegramente ammessa alla mia prima comunione con tale “ermetica” divinità.
Sto ancora aspettando che questa divinità si apra, e mi spieghi.
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Stefania Marello - ACC

Bambina interroga un coccodrillo sulla sua ubiquità
NIENTE MULTA A BABBO NATALE: NON ESISTE

Stanotte, poco dopo la mezzanotte, una pattuglia della Polizia Polare ha fermato un motociclista in rosso, verosimilmente abbigliato da Babbo Natale, senza casco che, carico di pacchi regalo, stava attraversando il centro abitato a velocità superiore ai 50.000 m/sec, massima velocità consentita.
Dagli accertamenti è risultato che non era provvisto di patente, carta di circolazione, assicurazione RCA moto, e che non era stata pagata la tassa di circolazione (effettivamente la moto non aveva neppure un bollo).
Preso atto che Babbo Natale (secondo alcuni esperti in leggende metropolitane) non esiste, rilevato che neppure il Codice della Strada Astrale contempla la presenza del buffo ometto vestito di rosso, ai tutori della legge non è rimasto che prenderne atto e lasciar proseguire Santa Claus nel suo percorso della Notte di Natale senza elevare alcuna contravvenzione.
Lo stop ha causato un ritardo sulla tabella di marcia, pertanto sembra che alcuni bimbi abbiano ricevuto i doni solo dopo mezzogiorno.
Freddy Marchiori – ACC (DICEMBRE 2017)

Un Babbo Natale in regola: si noti il casco semintegrale modello Xmas Racing
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LA RISTAMPELLATA: questo articolo è stato scritto tra il 2016 e il 2018 e viene qui riproposto a grande richiesta.
CAVE CANEM
Fin dall’antichità i cani sono stati utilizzati come animali da guardia. Ne è prova la famosa locuzione latina “cave canem” - che significa appunto attenti al cane - trovata negli scavi di Pompei all’ingresso delle abitazioni.
Nelle città moderne, invece, i cani se ne stanno in appartamento, e al massimo possono abbaiare quando sentono suonare il campanello che annuncia un visitatore. Alcuni non fanno nemmeno quello, anzi, scodinzolano a tutti, compresi eventuali truffatori. Il messaggio “cave canem” oggi è più utile fuori casa, a chi percorre strade, viali e marciapiedi, per segnalare un altro tipo di pericolo, non costituito dal cane in sé, ma dal suo principale prodotto: la cacca. L’attenzione deve essere massima e continua, guai a distrarsi: si rischia di calpestare il “prodotto lordo” che dicono porti fortuna, ma ancora non si è capito a chi.
Il regolamento comunale parla chiaro: ognuno è responsabile del proprio cane e di tutto ciò che lo riguarda, comprese le sue deiezioni. Se non c’è modo di risolvere il problema delle innumerevoli pisciatine sparse, almeno i prodotti solidi dovrebbero essere raccolti e poi gettati in sacchetti ben chiusi nei cestini dei rifiuti. Tuttavia, in assenza di controlli, ben pochi lo fanno.
La situazione non è migliore nei quartieri ricchi; anzi, lì ci sono più cani, e di razze costose. Ma la cacca di razza non è meno fastidiosa di quella bastarda, così come il proprietario altolocato non è meno bastardo di quello plebeo.
Il problema è particolarmente sentito a Canbenedetto sul Tonto, ridente (ma forse dovremmo dire ringhiante) cittadina marchigiana, dove quasi ogni famiglia possiede un cane. Il Sindaco ha bandito un concorso a premi tra gli abitanti: in palio c’è la fornitura annuale di crocchette per cani, destinata a chi presenta la migliore idea sul problema delle deiezioni.
Riportiamo alcune tra le proposte pervenute:
- Introdurre un marcatore radioattivo nel cibo per cani che renda le feci fosforescenti, quindi ben visibili anche di notte. Aiuterebbe sia i passanti a non calpestarle, sia i proprietari a raccoglierle tutte. Ma le associazioni animaliste, chissà perché, non sono favorevoli: sostengono che potrebbe diventare radioattivo anche il cane. Si attende il parere degli esperti dell’Istituto Madame Curie di Chernobyl, città (poco ridente) della Bielorussia.
- Far indossare il pannolone ai cani prima di uscire.
La soluzione non è piaciuta a nessuno: non è piaciuta ai cani, ovviamente, che si ribellano con vigore, né ai proprietari, in evidente difficoltà a mettere un pannolone a un cane… vigorosamente ribelle. Infine, non piace agli ambientalisti, per l’enorme quantitativo di plastica che finirebbe in discarica.
3. Al momento dell’impianto del microchip al cane (obbligatorio per l’iscrizione all’anagrafe canina), il veterinario potrebbe anche prelevare alcuni peli dell’animale da inviare all’archivio sanitario canino. Così si potrebbe confrontare, come insegna la genetica forense, il DNA prelevato dalle cacche abbandonate con quello dei peli degli animali schedati, e colpire il proprietario maleducato con una multa.
Se queste sono le migliori idee dei canbenedettesi, sulle altre è meglio stendere un velo - trattandosi di cani - peloso.
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Stefania Marello - ACC

LA MOSCA COCCHIERA IN PILLOLE


IN PILLOLE
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L’uomo invisibile potrebbe non essere fantascienza. Gli scienziati promettono di aprire una finestra sul corpo umano, rendendo la pelle trasparente, quindi invisibile. La tecnica rivoluzionaria è illustrata in uno studio su Science. I ricercatori della Stanford University hanno usato un processo controintuitivo, l’applicazione topica (reversibile) di un colorante alimentare, e nei test condotti su animali hanno trovato il modo per vedere gli organi in di un corpo rendendo i tessuti sovrastanti trasparenti alla luce visibile: una lezione di anatomia dal vivo. Questa strategia potrebbe essere adottata in diagnosi mediche: la localizzazione di lesioni, il monitoraggio di disturbi digestivi, l’identificazione di tumori. La tecnologia renderà le vene più visibili per il prelievo di sangue, più semplice la rimozione dei tatuaggi tramite laser, assistere nella diagnosi precoce e nel trattamento dei tumori. Guosong Hong, un Professore associato di scienza e ingegneria dei materiali alla Stanford University, contribuisce a guidare questo lavoro. Per rendere trasparente il materiale biologico, dovevano trovare un modo di far coincidere vari indici di rifrazione sugli organi, in modo che la luce potesse attraversarlo senza ostacoli. Un colorante efficace è la tartrazina, un colorante alimentare: disciolte in acqua e assorbite nei tessuti, le sue molecole sono strutturate per corrispondere agli indici di rifrazione, e impedire la dispersione della luce, con conseguente trasparenza. Il processo è reversibile: sciacquato il colorante, i tessuti tornano alla normale opacità. Nick Rommelfanger, e Zihao Ou, guidano il team di 21studenti, collaboratori, e consulenti, e usano molteplici sistemi analitici. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Il passo successivo ipotizzabile potrebbe essere rendere definitivamente invisibili certi ricercatori, cioè farli sparire dalla faccia della Terra”.
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Il Covid potrebbe far invecchiare il cervello di 20 anni. Uno studio pubblicato su Nature Medicine dimostra che alcuni pazienti riportano declino cognitivo e danni cerebrali visibili, con riduzione del volume di materia grigia. Coordinato da esperti in Gran Bretagna, tra Università di Liverpool e Southampton, riporta i biomarcatori nel sangue, e immagini di risonanza magnetica di pazienti con Covid-19 e ricovero. I deficit cognitivi riscontrati nei pazienti Covid erano globali, e associati a marcatori elevati di danno cerebrale. La gravità dell’infezione iniziale, la comparsa di sintomi psichiatrici in fase post-acuta, e l’aver avuto una storia clinica di encefalopatia, sono i fattori che portano ai maggiori deficit cognitivi a un anno dal ricovero. E la prima autrice Greta Wood dell’Università di Liverpool ha spiegato: “Dopo il ricovero per Covid, molte persone riportano sintomi cognitivi persistenti, sovente definiti nebbia mentale, o nebbia cognitiva”. Il danno cerebrale Covid-19 moderato-severo sarebbe mediato dal sistema immunitario, e si dovrebbero sviluppare strategie terapeutiche. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Importante non indagare, e non parlare mai di quel veleno che è stato imposto definendolo di vaccino, che ha causato e causerà vari disastri”.
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Masticare rende più intelligenti e migliora la memoria. Raoul D’Alessio, docente di Ortognatodonzia, coordinatore del Sindacato unitario specialità ortognatodonzia (Suso), spiega che la masticazione di cibi consistenti come carote, finocchi, sedano, pane e mele è uno stimolo fondamentale per lo sviluppo delle piene potenzialità intellettuali e della memoria del bambino. Si migliora l’apprendimento, il benessere e l’autostima. Suso vuole prendersi cura della salute orale dei bambini fin da piccoli, non solo per garantire un bel sorriso, ma per prevenire problematiche che possono compromettere la salute della bocca, e aiutare i propri figli nel percorso di crescita. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Un romanaccio verace commenterebbe con: masticazzi!”.
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Esistono sei tipi di depressione. Ansia e depressione sono sostenute da differenti configurazioni di attivazione cerebrale: potrebbe spiegare perché alcune rispondono bene al trattamento farmacologico o psicoterapico, e altre forme meno o per niente. Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Nature Medicine indica che esistono sei biotipi, che attivano o no specifici circuiti cerebrali. Lo ha scoperto il gruppo di ricercatori guidato da Leonardo Tozzi, neuroscienziato, Department of Psychiatry and Behavioral Sciences della Stanford University School of Medicine di Stanford, in California, dove dirige il Computational Neuroscience & Neuroimaging Program dello Stanford Center for Precision Mental Health and Wellness. Lo studio è stato condotto su 801 pazienti affetti da depressione, alcuni con sintomi di ansia. In USA la disabilità dovuta alla depressione costa 336 miliardi di dollari l’anno. L’impatto maggiore è sui giovani, considerando che i suicidi sono triplicati gli ultimi 30 anni. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Leggendo, mi è spuntato un settimo tipo di depressione”.
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Trovati nel corpo umano 3.601 contaminanti che provengono da confezioni degli alimenti, e altri materiali che vanno a diretto contatto con i cibi durante lavorazione, conservazione e cottura. La scoperta è pubblicata sul Journal of Exposure Science & Environmental Epidemiology dai ricercatori del Food Packaging Forum. Sono state esaminate 14mila sostanze che possono entrare a contatto con gli alimenti, e valutata la presenza nel corpo umano analizzando i dati riportati in studi scientifici e database di biomonitoraggio, che tracciano le sostanze chimiche nei campioni biologici come sangue, urina e latte materno. I ricercatori si aspettavano di trovare conferma della presenza di alcune centinaia di contaminanti, e invece ne hanno trovati ben 3.601, il 25% di quelli noti. Olwenn Martin, dell’University College di Londra: “Siamo sorpresi dall’elevato numero di sostanze a contatto con gli alimenti per le quali esistono prove di esposizione umana. Ciò dimostra che è necessario fare più ricerche sulla tossicità e l’esposizione a molte sostanze e sulla regolamentazione del loro utilizzo negli imballaggi alimentari”. I materiali a contatto con gli alimenti non sono completamente sicuri, anche se possono essere conformi alle normative, perché trasferiscono sostanze note come pericolose per le persone. La coordinatrice dello studio, Jane Muncke: “Vorremmo che migliorasse la sicurezza dei materiali a contatto con alimenti, in termini di normative nello sviluppo di alternative sicure”. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “3.601? Veri complimenti ai ricercatori, per la precisione”.
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Partecipare a concerti allunga la vita di nove anni. Lo studio Credits Getty Images di Patrick Fagan, un esperto in scienze comportamentali e professore associato della Goldsmith University, sostiene che migliorano il benessere mentale e fisico. Incide positivamente sulla salute e sull’aspettativa di vita. Assistere a un concerto ogni 15 giorni porta benefici significativi al benessere personale. Anche 20 minuti di musica live sono sufficienti per aumentare le sensazioni di felicità del 21%. Il benessere generato da tali esperienze musicali è stato collegato all’aumento della longevità, grazie alla capacità della musica dal vivo di stimolare autostima ed empatia. E gli amanti della musica dal vivo che partecipano a eventi ogni quindici giorni riportano i più alti livelli di soddisfazione, felicità, e produttività. L’effetto positivo supera quello dell’ascolto casalingo grazie all’intensità dell’esperienza e alla condivisione. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino, 107 anni: “Non ho mai partecipato, mi devo preoccupare?”.
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Mangiare un uovo al giorno allunga la vita: lo dimostrano gli studi sui centenari. L’unico elemento certo in comune nei centenari di tutto il mondo è che ognuno ha guadagnato oltre un decennio rispetto alle aspettative con almeno un uovo al giorno. Non contano le calorie, non prendono vitamine o integratori, non pesano le proteine, né si curano della cattiva fama delle uova, che le descrive come fonte pericolosa di colesterolo. È preziosa fonte di micronutrienti, ricco di proteine ad elevato valore biologico, di aminoacidi essenziali, di vitamine A, D, K, B6 e B12, di acido folico, e di molti sali minerali quali ferro, calcio, fosforo, e potassio, elementi ad azione antiossidante, fondamentali contro invecchiamento e degenerazioni cellulari. Se le uova vengono consumate con toast imburrati, sale a volontà, bacon arrostito e carni lavorate, sono gli alimenti aggiunti a rendere non salutare il connubio, e a vanificare i benefici di questi prodotti preziosissimi per il benessere fisico. Un recente studio prospettico della Duke Clinical Research Institute di Durham, del North Carolina, ha analizzato su un centinaio di pazienti tra i 50 e i 68 anni il rischio cardiovascolare sulla assunzione quotidiana di due o tre uova al giorno: ha rassicurato sul fatto che anche il consumo non aveva aumentato i livelli di colesterolo LDL; e i biomarcatori lipidici, cardiometabolici e infiammatori restavano nella norma anche in soggetti che avevano precedenti problemi cardiovascolari. Nei longevi la genetica incide del 25% sulla durata della vita: la dieta e lo stile di vita hanno un ruolo fondamentale. Anche migliorando il regime alimentare dopo la mezza età, introducendo le uova, miglior fonte concentrata di proteine naturali a basso contenuto calorico, ed elevato valore biologico, si può aggiungere un bel decennio alle proprie aspettative di vita. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino, 107 anni: “Se posso, evito le uova. Quanto sopravviverò?”.
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Quanto dura il sonnellino? Il pisolino dopo pranzo è un istinto primordiale: tra le 13 e le 14 la temperatura corporea si abbassa leggermente, riducendo la vigilanza per invitarci al sonno. Perché il power nap (sonnellino potenziante) sia tale, bisogna rispettare delle regole: coricarsi entro le 15 per non condizionare il riposo notturno, e il sonno deve essere breve, non oltre i 20 minuti. Un’ora permetterà di entrare nel sonno profondo, e il risveglio sarà lento. 90 minuti daranno benefici alla memoria procedurale, e non è difficile svegliarsi. Due sonnellini frammentati sono il meglio. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Ora mettono il becco anche nel riposello postprandiale?”.
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Fare troppo sesso accorcia la vita? La ginecologa Shirin Lakhani sostiene che i rapporti sessuali che durano molto possono causare lacerazioni nei tessuti vaginali, infezioni alle vie urinarie, e persino la deturpazione permanente del pene. Avverte che possono causare dolorose lesioni, stiramenti, ridotta sensibilità ai genitali. Pene e tessuti vaginali sono sottoposti ad un attrito: e se aumenta, provoca dolore. Dopo un po’ di tempo si può avvertire una diminuzione della sensibilità ai genitali, a causa della sovrastimolazione. Esperti di sesso (psicologi, medici, terapisti matrimoniali), asseriscono la durata “ideale” di un rapporto sessuale è tra i sette e i tredici minuti. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Se il sesso accorcia la vita, io conosco un tizio immortale. E in ogni caso, il sesso autonomo non rischia di causare danneggiamenti a nessuna”.
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Le scarpe che indossi raccontano tutto di te. Con abiti e scarpe mettiamo in scena la rappresentazione di noi, motivazioni, identità, valori, atteggiamenti, personalità, e stile di vita si intrecciano creando infinite possibilità di esprimersi. Ognuno decide come creare l’opera d’arte del proprio sé, mostrando all’esterno ciò che ha dentro. Al cinema, successo, potere, autonomia, esibizione, gioco, eleganza, cambiamento, creatività, sono alcuni obiettivi che le scarpe ci aiutano a raggiungere. Calzando le scarpe, il piede parla di noi, di chi siamo, e di chi vorremo essere. Ma scegliere una scarpa è raccontare qualcosa di noi stessi, e siamo consapevoli della sua importanza. Le scarpe contribuiscono a comunicare particolarità e unicità, e a definire la nostra identità. Le scarpe parlano di sesso, di potere, di identità. Le scarpe sono linguaggio che collega corpo e psiche, e ci aiutano ad avvicinarci all’immagine perfetta di noi. Le scarpe sono un transfert che attualizza sentimenti, emozioni, cognizioni, e sono un accessorio per le nostre varie identità: un sé lavorativo, un sé sportivo, seduttivo, genitoriale. La scarpa allacciata lucidata comunica sensualità, eleganza, affidabilità. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino: “Conosco un tale che indossa i sandali d’inverno, seppure benestante. Chissà cosa vuole comunicare. Forse vuole solo sentirsi a piede libero”.
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Invecchiamo in due momenti: a 44 anni, e a 60, secondo uno studio della Scuola di Medicina dell’Università americana di Stanford, pubblicato sulla rivista Nature Ageing. L’invecchiamento non procede in modo costante ma ha due fasi, nelle quali avvengono cambiamenti drastici dal punto di vista biomolecolare, con l’aumento o la diminuzione di migliaia di molecole e microrganismi del corpo. Per capire meglio la biologia dell’invecchiamento, i ricercatori guidati da Xiaotao Shen hanno seguito trasformazioni nei due momenti. A 44 anni, i cambiamenti molecolari coinvolgono soprattutto il metabolismo di alcol, caffeina e grassi, e i disturbi cardiovascolari. A 60 anni, le molecole più coinvolte sono quelle legate al metabolismo di carboidrati, alla regolazione immunitaria, e alla funzione dei reni. Invecchiare è un processo complesso e multifattoriale di cambiamenti fisiologici, fortemente associati a varie malattie umane. Si annotano soprattutto il diabete, la neurodegenerazione, il cancro. Il Professore Chiarissimo Sun Nen Bun, Dipartimento Torrazzese dell’Università di Pensologia di Torino, 107 anni: “Ma perché si limitano ad analizzare a 60 anni?”.
CHIEDE ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE UN TRATTATO SULL’INTELLIGENZA UMANA E LA MANDA IN CRASH
Quando il giovane cinquantaseienne, studente lievemente fuori corso iscritto al corso di laurea in psichiatria informatica presso il Politecnico-Polisportivo di Fanfaluca Canavese, davanti al computer dell’ateneo ha posto il quesito, non poteva immaginare un simile epilogo.
L’intento era di farsi aiutare dall’intelligenza artificiale a svolgere una ricerca in vista della futura tesi di laurea, prevista per giugno 2035, mediante l’utilizzo della ormai celebre ChatGIPIN, potente chatbot Torinese dotato di IA.
Il tema da trattare riguarderebbe la comparazione tra l’intelligenza umana e quella artificiale e, in particolare, la capacità di un computer di “scaricare” la colpa dei propri errori su altri calcolatori elettronici, prassi tipicamente antropica.
Il giovane studente, dopo aver inserito correttamente la richiesta, ha atteso l’elaborazione dei dati.
Dopo un’oretta di attesa, secondo alcuni testimoni, il server centrale ubicato in un bunker segreto a Brevigliasco, avrebbe iniziato a emettere insoliti rumori e fumi neri, andando presto in corto circuito e generando infine un principio di incendio.
Poiché la discussione della tesi è prevista fra una decina di anni, non si tratterebbe propriamente di una previsione, ma fra due lustri sarà probabilmente un trattato storico, considerati i rapidi cambiamenti del settore informatico. Ne 2035 non resterà che verificare a posteriori le “previsioni” datate 2024, esattamente come accade normalmente per l’economia, la politica e il calcio.
Sembra che l’intelligenza artificiale non sia ancora pronta per sostenere un confronto alla pari con quella naturale. L’IA, infatti, è in grado di dare risposte logiche in pochi minuti a quesiti complessi per indirizzare verso soluzioni opportune e proficue ma, a differenza dell’uomo, non è ancora in grado di decidere “a sentimento” compiendo scelte inopportune, contrro il buon senso o addirittura dannose, che tuttavia rendono felice chi le intraprende.
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Paul Rice - ACC

Il server mostra l’impotenza di calcolo durante l’elaborazione dati
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